Il Principe Libero e Fragile. Fabrizio De André.

Applausi a scena aperta per Nexo Digital che porta al cinema un’emozione libera e fragile, commovente e indimenticabile: Fabrizio De André. Principe Libero.
Si parte dal tragico evento del sequestro di De André (un insuperabile Luca Marinelli) e Dori Ghezzi (Valentina Bellè) nel 1979 per poi tornare indietro all’infanzia, ai vicoli di Genova, dal padre lungimirante all’amicizia con Paolo Villaggio (un incredibile Gianluca Gobbi), alla prima chitarra regala dal padre e poi all’ adolescenza fino all’età adulta, dal figlio Cristiano alla prima moglie Puny e l’amore con Dori Ghezzi. Un lavoro totalmente agiografico.

Conferenza stampa di presentazione del film

E’ l’umanità, la dimensione personale, famigliare di Faber che viene raccontata con grande trasporto. Diretto da Luca Facchini, che scrive il film con Giordano Meacci e Francesca Serafini, esce in sala il 23 e 24 gennaio e poi in televisione, due puntate, il 13 e 14 febbraio.

Conferenza stampa. Al centro Dori Ghezzi, Luca Marinelli, Valentina Bellè. Foto © Ilaria Falcone – NonSoloCinema

“Abbiamo cercato di raccontare circa quarant’anni della vita di Fabrizio De André – ha raccontato il regista – A parte la consapevolezza di affrontare un gigante, il tema vero era stabilire cosa ci interessasse raccontare di lui. Il centro del racconto doveva essere Fabrizio e la ricerca della propria libertà, personale e professionale. Le due cose sono sempre andate insieme e la cartina di tornasole è il rapporto con la propria famiglia, con il padre Giuseppe, in particolare, dall’infanzia in poi, e quindi con le sue mogli: Puny e Dori”.

Foto © Ilaria Falcone – NonSoloCinema

“Fin dal primo giorno, non siamo stati mossi da un intento documentaristico ma piuttosto dalla volontà di dedicare a Fabrizio la nostra canzone – hanno raccontato gli sceneggiatori – naturalmente eseguita sulla falsariga della sua biografia che grazie a Dori Ghezzi abbiamo potuto approfondire e scandagliare ben oltre la narrazione pubblica di questa icona del secondo Novecento. Abbiamo cercato, così, un Fabrizio tutto nostro, vicino a quello realmente esistito”.