“Quella Notte Sono Io” di Giovanni Floris

“Silvia la bellissima dell’alta società. Margherita il cavallo di razza. Lucio l’intellettuale cinico. Germano il capo violento. Stefano bello e sano, più adatto a un college americano che a un liceo pubblico romano”; ventisette anni dopo come descritti dalla loro ex insegnante di Lettere. I cinque amici si sono visti per l’ultima volta all’esame di maturità. Ora, quasi cinquantenni, cosa resta di “quel gruppo che non aveva pietà”? Durante la gita scolastica di quell’ultimo anno di Liceo, Lucio, Germano detto il Kapo, Silvia, Margherita e Stefano, i cinque bulli “giocarono” violentemente a danno di un sesto, Mirko Caiati, che “volò giù dal quarto piano di un hotel. Miko non morì, entrò in coma. Avvallata l’ipotesi di suicidio. Del resto come non crederci? Mirko era uno strano, un diverso; non era come gli altri, non scopava, non beveva, … “Non puntava mai gli occhi in faccia. Non aiutavano i vestiti assurdi tipo lord inglese, i capelli divisi dalla riga precisa di chi si fa ancora pettinare dalla madre. Non parlava con nessuno, e se parlava, lo faceva a sproposito” ricordano i cinque compagni di classe.

La memoria è un animale strano. Passi una vita a cercare di domarla, a convincerti che ci sei riuscito, e poi basta un attimo per renderti conto che sei solo un illuso.

Ma Mirko cercava l’approvazione di quei compagni, “i normali”, che passavano il tempo a umiliarlo. Perché prendersela con il debole era il timbro sul passaporto per salire sul muretto e da là prendere il giro chi sul muretto non poteva salire. Da quella notte Stefano, Margherita, il Kapo, Lucio e Silvio non pronunciarono mai più il nome di quel ragazzo così diverso da loro.

Nominano Mirko adesso, dopo tanti anni, quando ricevono un telegramma che li convoca in un casale in Toscana, durante un caldo weekend estivo. Silvia, la madre di Mirko, una donna anziana che si appoggia ad un bastone, li riceve con accogliente e impassibile, tagliente freddezza. Ha qualcosa da mostrare loro, un documento di Mirko.

“Non vi univa nulla se non il desiderio di essere migliori degli altri senza dover faticare per eccellere. Eravate deboli.”

In un attimo il branco si trova imprigionato a fare i conti con un passato che sbatte in faccia la loro debolezza, il loro essere piccoli nella loro normalità, il loro non essere diventati nulla di quello che avrebbero potuto essere. In un crescendo di colpi di scena, di incontri inaspettati, davanti ai loro occhi sfilano le sconfitte della loro vita, iniziate quella notte, quando hanno invertito la rotta e il vento ha portato le loro potenzialità dalla parte oscura.

Voce narrante di Quella notte sono io è Stefano, ora avvocato, che non riesce a scendere a patti con la sua memoria, fa fatica a ricordare.

“Credo di essere diverso dagli altri. – afferma Stefano – Non c’è un ricordo che mi faccia stare bene. E non cambia se sono belli o brutti: è il ricordare in sé che mi scatena il senso di colpa.Non sto male pensando a quella notte, sto male pensando a qualsiasi cosa sia successa prima dell’istante che sto vivendo.Mi fa male il format del ricordare.Anche le memorie più felici sono una condanna”.

Attraverso Stefano, attraverso i suoi occhi e la sua percezione dell’oggi e del passato, Giovanni Floris scrive un romanzo contro il bullismo e gli dà i marcati contorni del thriller; una scrittura precisa che imprigiona il lettore, una suspense che tiene incollati e spaventa dalla prima all’ultima pagina.
Il celebre giornalista, conduttore di talk show politici, si è ispirato ai drammaticamente frequenti episodi di bullismo tra adolescenti per questo suo nuovo romanzo che andrebbe letto da tutti, adulti e giovani.

Nelle mie intenzioni Quella notte sono io non è un racconto sul senso di colpa, ma sul senso di responsabilità. – scrive Floris – Sulla capacità di essere presenti a se stessi mentre si prendono le decisioni, prevedendo le conseguenze di quello che si fa. Comprendere l’importanza di ogni propria azione non è facile, è una qualità rara, così come lo sono essere in grado di apprezzare le differenze e il coraggio di difendere quelli che, sul momento, sembrano essere i più deboli. Tra l’altro, prima o poi, capita a tutti di essere i più deboli; bisogna tenere duro, poi passa. E si capisce che nessuno è più forte dell’altro”..

Quella notte sono io è un romanzo che entra dentro chi legge. Indelebile. Impossibile non riconoscersi in qualcosa di tutti i protagonisti – e questa è la potenza del libro – come nelle saggia, disperata critica della madre di Mirko sulla paura della differenza che diventa patologica “coltiviamo l’omogeneità, ci spaventa la divergenza”. Meglio mimetizzarsi. Ma alla fine è la logica a vincere, quella dei numeri, quella della vita.

 

Giovanni Floris, Quella notte sono io, Rizzoli 2016, pp 240, €18.50