“Capita, Bianca, capita…” è l’intercalare del dottor G, medico pediatrico presso l’Ospedale Gaslini di Genova. Sono le parole che ripete alla bambina e poi adolescente Bianca per spiegarle, o dare a sé stesso una risposta medica che nei suoi libri di studio non c’è, la sua patologia congenita.

“Carne difettosa. Carne incompiuta. Malfatta. Sbagliata. Carne deforme. Io sono questo. E’ accaduto, nessuno sa perché. Si dice di una malattia che è idiomatica quando le cause che l’hanno generata restano sconosciute”.

Una giovinezza genovese trascorsa tra i banchi di scuola e le lunghe degenze vista mare al Gaslini; Bianca sogna i tacchi e indossa sgraziate scarpe ortopediche prima e ballerine allacciate ala caviglia dopo.

“Forse anche per questo faccio il medico; quando cammino per il reparto con i miei zoccoli colorati ai piedi, sono come tutte le altre donne”.

Bianca ha scelto di fare il medico, ha trent’anni e si porta dietro i suoi tanti interventi, ferri e gessi, i bambini compagni di stanza, tutti con un pezzo mancante, e poi i suoi fantasmi: un Buco Nero, che le ricorda sempre chi è, e Giannina – Nina – Gaslini bambina per sempre, morta a undici anni per una peritonite non diagnosticata, e quello di suo padre Gerolamo, che costruì l’ospedale per non impazzire di dolore dopo la scomparsa della figlia. Le cicatrici che le ricamano la pelle sono una mappa tracciata della sua vita che non le permette di fare dei fuori pista, rischiando di rovinare anche l’amore appassionato di Cesare, che fa sentire Bianca viva come non mai. Sulle orme della storia di Nina e di suo padre, vite che l’hanno preceduta, attraverso le tante madri in sala d’attesa, madri che hanno interi manuali di medicina stampati sul cuore, Bianca compie un percorso per trovare un senso al mistero della sua carne imperfetta, per comprendere meglio la sua vita.

Quello che mi manca per essere intera è l’opera prima di Ilaria Scarioni, un dono per chi legge. Una scrittura cruda, precisa, viscerale ed elegante.

E’ Bianca, la voce narrante, che racconta la sua infanzia, l’incontro con Nina, raffigurata in una fotografia, l’adolescenza, la sua resilienza e le sue insicurezze; e poi c’è Cesare che ama Bianca, da cui è accolto e respinto, e la fotografa un pezzo alla volta, in attesa che lei accetti di comporre tutti i suoi pezzi e farli diventare un’unica intera persona.
Ilaria Scarioni mette a nudo Bianca. E così facendo tocca le sensibili corde emotive del lettore, che si trova nudo a sua volta di fronte a una storia che ha il potere di entrarti dentro e cambiarti.

 

 

Ilaria Scarioni, Quello che mi manca per essere intera, ed. Mondadori 2017, € 18, pp 204