Dopo l’inaugurazione della mostra personale al Cinema Visionario avvenuta Venerdì 20, la mattina di Sabato presso il Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” la fumettista coreana Ancco, insignita del Premio Rivelazione ad Angoulême 2017 per il suo Ragazze cattive – edito in Italia da Canicola –, ha svelato i retroscena del suo ultimo lavoro e parlato della sua attività di artista all’interno degli eventi collaterali del FEFF 20.

Quando hai iniziato a concepire e a disegnare questa tua ultima pubblicazione?

Si tratta di un progetto in parte autobiografico iniziato già in età adolescenziale e che mi ha richiesto dieci anni di preparazione, dieci anni fatti di momenti difficili e fallimenti personali. In principio doveva essere una storia più leggera e divertente, poi col tempo si è fatta più seria, proprio perché si tratta di una storia che ho vissuto in prima persona.

Da dove deriva lo pseudonimo Ancco?

Come già saprete non è il mio vero nome, che invece è Choi Kyung Jin, e non pensavo nemmeno di diventare famosa come fumettista con questo nome. Una volta da piccola sentii mia sorella che studiando cinese ripeteva continuamente questa parola, «ancco, ancco». Mi piaceva come suonava e le chiesi di dirmi il significato, e mi disse che voleva dire «assurdità». Iniziai quindi a usarlo come nome d’arte, anche se l’altr’anno ho voluto chiedere conferma a un collega cinese del significato di questa parola e mi ha detto che non esiste in cinese.

In Corea la forma più popolare di fumetto è il webtoon. In che modo pensi che Ragazze cattive sia diverso?

Non seguo webtoon né per ora penso di disegnarne. Ho sempre disegnato da quando ero piccola anche prima che mi venisse l’idea di diventare fumettista. Volevo solo raccontare la vita di gente comune ed è quello che ho fatto.

Come sono nati i tuoi precedenti lavori?

Sinora ho lavorato sul fumetto svolgendo due tipi di operazioni. Porto sempre con me un quaderno per fare schizzi e prendere appunti su cose che mi ispirano. Se poi decido di trasformare questi quaderni in qualcosa di più importante, ci ritorno sopra nell’ottica di una pubblicazione.

Puoi spiegarci il processo creativo dietro la lavorazione di un fumetto come Ragazze cattive?

Il mio modo di lavorare è un po’ inusuale. Ho una mente che pensa sempre per immagini e per questa storia ho attinto ai ricordi di esperienze che ho vissuto da piccola. Dopo aver messo a punto la sceneggiatura ci lavoro per un mese, un mese e mezzo, e mi dedico solo a quello, anche senza mangiare o uscire di casa. Il mio effettivo modo di lavorare non è continuo ma va a periodi molto concentrati, in cui non faccio nient’altro.

Dal momento che Ragazze cattive è in buona parte autobiografico compaiono come personaggi anche parenti, amici. Come hanno reagito? Ti hanno supportata?

Sì è vero nella mia opera compaiono miei parenti e amici. A essere sincera non pensavo che con questo fumetto avrei avuto un tale apprezzamento internazionale. Quando il fumetto è uscito per loro è stato un periodo difficile e mi hanno riservato un atteggiamento un po’ ostile. Ma adesso che è passato del tempo invece dell’ostilità sento un grande appoggio da parte loro.