Duchamp, Magritte e Dalì in mostra a Bologna

I rivoluzionari del '900 a Palazzo Albergati

Fino all’11 Febbraio, Palazzo Albergati ospita una selezione di opere provenienti tutte da Gerusalemme; i 180 pezzi costituiscono un’esposizione eterogenea e affascinante, benché non segua un percorso riconoscibile.

Gli spazi, curati da Adina Kamien-Kazhdan e dall’architetto spagnolo Oscar Tusquets Blanca, sono veramente ristretti e stipati di disegni, quadri e sculture. Il pubblico deve affrontare una coda per entrare in ogni stanza e questo accresce la sensazione di soffocamento. L’esposizione è introdotta da un filmato esplicativo molto basico, che riduce il surrealismo a un’estensione della teoria freudiana. Altrettanto semplicistiche le biografie degli artisti principali: quella di Salvador Dalí è ridotta a una decina di righe. Il titolo della mostra, giustamente, non fa alcun riferimento al surrealismo: non tutti gli artisti rappresentati possono essere circoscritti all’interno di questo movimento. Accanto a Magritte e Man Ray incontriamo opere di Picasso e Calder; un paio di Jean Arp dei primi anni 60; c’è perfino un Giorgio Morandi. Il collegamento tra questi artisti, se ce n’è uno, non è spiegato.

Gli spettatori si muovono da una sala all’altra lungo corridoi claustrofobici che ricordano le affollate shadow boxes di Joseph Cornell. La ricostruzione della Sala Mae West, evirata dal suo contesto originario, rappresenta una delusione per chiunque abbia visto l’originale a Figueres. Qui il visitatore è invitato a non sostare per più di 40 secondi. Più riuscita e interessante, invece, la riproduzione di 1200 Sacks of Coal, installazione realizzata da Duchamp in occasione dell’Esposizione Internazionale del Surrealismo nel 1938. Il pubblico è costantemente istruito, guidato, accompagnato anche in maniera un po’ paternalistica. Al visitatore è indicato dove guardare, se sedersi o stare in piedi, quando scattare foto.

Nell’ultima saletta troneggia Il castello dei Pirenei, l’opera di Magritte che appare in locandina. L’audioguida (inclusa nel prezzo del biglietto) offre un’interpretazione quantomeno discutibile dell’opera: il masso rappresenterebbe la consapevolezza della nostra esistenza fatta di memorie, mentre l’oceano mutevole sarebbe l’incertezza del nostro presente e del nostro futuro. Magritte non ha mai offerto un’interpretazione certa del quadro, in quanto riteneva che “chi cerca significati simbolici è incapace di cogliere la poesia dell’immagine”. Una mostra francamente non indimenticabile, ma apprezzabile per averci portato delle opere che raramente arrivano in Italia.

Info. Orario apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 20. Biglietti: intero € 14,00; ridotto € 12,00.

www.palazzoalbergati.com