Rodin, un grande scultore al tempo di Monet

“La bellezza – scriveva Auguste Rodin nel 1911- è il carattere e l’espressione.
Ora, non c’è nulla nella natura che abbia più carattere del corpo umano. Esso evoca con la sua forza e la sua grazia le immagini più diverse. In certi momenti, assomiglia a un fiore: la flessione del torso imita la stelo, il sorriso dei seni, della testa e i capelli corrispondono allo sbocciare della corolla. In altri momenti ricorda una liana flessuosa, un arbusto dalla curvatura sottile e ardita. Il corpo umano è soprattutto lo specchio dell’anima e da là viene la sua più grande bellezza”.

A Rodin (1840 – 1917) è dedicata una importante mostra, curata da Marco Goldin, al Museo Santa Caterina di Treviso, che, sotto il titolo “Rodin. Un grande scultore al tempo di Monet”, raccoglie cinquanta sculture e cinquanta disegni che rappresentano tutte le tappe del percorso artistico dello scultore, percorso che mette in evidenza il suo fortissimo interesse per Michelangelo e per la scultura rinascimentale italiana. Così come la capacità di Rodin di trasformare la materia, rendendo morbido, sensuale, vibrante il marmo non meno che il gesso, prima delle fusioni in bronzo.

In mostra si può ammirare una grande e famosa tela di Edvard Munch, del 1907, che ritrae la statua del Pensatore nel giardino del dottor Linde (importante collezionista sia di Rodin che di Munch) a Lubecca. Non manca poi un quadro di Monet, tra gli altri presente nella celeberrima mostra “Monet/Rodin” che si svolse a Parigi nell’estate del 1889 nella galleria
di Georges Petit.

Sebbene Rodin sia universalmente considerato il progenitore della scultura moderna, l’artista non decise deliberatamente di ribellarsi contro lo stile precedente. Fece studi tradizionali, ebbe un approccio al suo lavoro umile e simile a quello di un artigiano e desiderò a lungo il riconoscimento da parte del mondo accademico, nonostante non sia mai stato accettato nelle più importanti scuole d’arte parigine.

Rodin ebbe una capacità unica di plasmare l’argilla creando superfici complesse, vigorose e profonde. Molte delle sue opere più famose alla sua epoca furono diffusamente criticate in quanto si scontravano con la tradizione scultorea figurativa dominante, secondo la quale le opere dovevano essere decorative, stereotipate o strettamente riferibili a tematiche conosciute. La grande originalità del lavoro di Rodin sta nell’essere partito dai temi mitologici e allegorici tradizionali per modellare le figure umane con realismo esaltando il carattere e la fisicità dell’individuo. Rodin fu consapevole delle polemiche che i suoi lavori suscitavano ma rifiutò di cambiare stile. Le opere successive finirono per incontrare maggiormente il favore sia del governo che della comunità artistica. La fama di Rodin crebbe sempre più e finì per diventare il più importante scultore francese della sua epoca. Con l’arrivo del XX secolo era ormai un artista apprezzato in tutto il mondo.

Parallelamente alla sua opera scultorea, Rodin ha disegnato per tutta la sua vita e ha lasciato circa diecimila opere su carta, settemila delle quali sono conservate al Musée Rodin. Pur non potendo essere esposte che saltuariamente, esse non sono certo
una parte minore dell’arte di Rodin che alla fine della vita afferma: “È semplice, i
miei disegni sono la chiave della mia opera”.