“Con una rosa in mano” di Antonio Ferrara

Trasformazione e Coraggio in Piazza Tienanmen

Leggere da adulti un romanzo pensato e scritto per i ragazzi può non solo rivelare – banalmente – “piacevoli sorprese”, ma anche riportare emotivamente a un’età della vita che il lettore adulto ha superato e, forse, sbiadito nel ricordo. Se poi questo salto emotivo avviene all’interno di una narrazione che attinge dai fatti della storia recente, ecco allora che il gioco si fa molto interessante: perché si è indotti a pensare a ciò che accade nel mondo attraverso la prospettiva dell’adolescente.

È quello che accade in Con una rosa in mano, romanzo di Antonio Ferrara, pubblicato a maggio 2016 nella collana “Up” di Feltrinelli e da leggersi tutto d’un fiato. Ferrara racconta i fatti di Piazza Tienanmen facendoli narrare dal ragazzo che si pose davanti ai carri armati da solo, inerme, diventando un’icona della rivolta studentesca democratica di Pechino, attraverso la sua resistenza passiva alla brutalità del massacro che si stava compiendo quel 5 giugno 1989.

Nella realtà, nome e destino di quell’uomo rimangono ignoti tutt’ora; nel romanzo, Ferrara immagina Wang, studente di matematica a Pechino, arrivato dalle campagne e carico di ingenuità. Un ragazzo abituato all’obbedienza alla famiglia, anche in questo caso passivo (ma con un’accezione diametralmente opposta a quella resistenza che arriverà a compiere). Un ragazzo che quando si trasferisce in città segue i dettami della Rivoluzione Culturale e vorrebbe tenersi lontano da quei movimenti che, tra le camerate degli alloggi degli studenti, stanno iniziando a formarsi. Vorrebbe stare tranquillo, terminare gli studi per far contenta la madre, non essere coinvolto nei grandi ideali destabilizzanti.

Poi però gli capita l’amore e questo, archetipicamente, apre le porte a nuovi sentire. Sue è bella e battagliera, attivista di prima linea, e Wang è timido, impacciato, timoroso. Ma quel sentimento, all’alba dei suoi sedici anni, lo cambia. Wang scende in piazza, sta accanto a Sue e agli amici che ormai hanno fatto della protesta il contenuto dei loro giorni. Il suo personaggio non si stravolge, non diventa automaticamente l’ “eroe di Piazza Tienanmen”. Wang continua a stare un po’ a latere, ma non si sottrae.

Il finale lo sappiamo tutti. Antonio Ferrara immagina un ragazzo debole diventare, suo malgrado, per caso, senza intenti di eroismo, un uomo coraggioso. È questo il nucleo centrale del libro: la trasformazione. Ferrara ci dice che qualsiasi uomo o donna può fare la scelta giusta, se ascolta la propria coscienza. Non occorre che sia una persona “speciale”. Ci dice che un cuore pieno può guidare atti di coraggio impensabili. Ci dice che il coraggio può essere semplicemente vivere la propria vita in coerenza con il proprio sentire, e in questo modo la paura del rischio passa automaticamente in secondo piano.

La trasformazione e il coraggio sono temi centrali della vita degli adolescenti, a cui l’autore si rivolge con questo romanzo. L’intuizione di aver creato un parallelo tra le trasformazioni della vita e quelle della storia si rivela molto efficace: come a dire,” il mondo cambia se cambiano gli uomini”.

E questo, innegabilmente, è un ottimo spunto anche per gli adulti.

 

Antonio Ferrara è autore, illustratore e formatore. Per sette anni ha lavorato in una comunità alloggio per minori, esperienza alla base della scrittura di Ero cattivo, vincitore del Premio Andersen 2012 e pubblicato da San Paolo. Ha all’attivo numerose pubblicazioni con i maggiori editori italiani (Salani, Rizzoli, Einaudi).

Antonio Ferrara, Con una rosa in mano, Feltrinelli Up 2016, pg.109, euro 10,00