Bella lo è sempre, non solo di notte, non solo quando era nel fiore degli anni. Bella e anche esaltata da una coprotagonista di grande talento. Questa pellicola ci offre infatti una straordinaria prova di due grandi donne del cinema francese: Catherine Deneuve (Béatrice) e Catherine Frot (Claire).

Le protagoniste del film hanno vita, abitudini, interessi e caratteri opposti, che si trovano per uno strano scherzo del destino a incrociare le loro vite.
Béatrice è disordinata, scostante e capricciosa ma non è una snob, è una donna che ha saputo vivere a testa alta in qualunque circostanza, che non disdegna i locali dei bassifondi e sa apprezzare la vita in tutte le sue sfaccettature. Non si è mai fatta mancar nulla, uomini, piaceri, cibo, vino, gioco, ma ora si scopre malata di cancro e vuole rivedere il suo unico grande amore, un nuotatore, bellissimo e famoso dal quale si era separata quarant’anni prima. Nel cercarlo trova Claire, la figlia di lui e della sua moglie legittima, che con molto rancore la informa che il padre si era ucciso dopo che Béatrice lo aveva lasciato. Non lo troverà però in nessun luogo: lei e la madre hanno gettato le ceneri nella Senna.

Claire è una levatrice appassionata del suo lavoro e molto apprezzata, è davvero una sage femme non solo perché in francese la sua antica e preziosa professione si chiama con questo nome così evocativo, ma anche perché è una donna seria, onesta e rigorosa alla quale le altre donne sentono di potersi rivolgere con fiducia e di trovare sempre un conforto. Una professionista così impegnata che rifiuterà di proseguire il suo lavoro quando si accorgerà che nella nuova clinica è stato snaturato della componente più importante e preziosa: l’esperienza umana e, appunto, la saggezza.

Nonostante le ben comprensibili resistenze di Claire all’inizio, ben presto anche Béatrice trova in questa sage femme un conforto e una rara amica. Frequentandosi, le due donne si trasmettono reciprocamente qualcosa, scoprendo di avere in comune molto di più di quanto non pensassero.

Una film non particolarmente complesso ma intenso e struggente e va dritto al cuore: parla di ricordi, di sentimenti, di amore per la vita, di legami intensi. Non manca di quell’ironia arguta e tutta francese che sa alleggerire il tono prima che scivoli nella melassa, come l’effetto di quando compare il figlio ventenne di Claire, che casualmente si sovrappone alla diapositiva del fascinoso nonno e si ride, vedendo che sono identici.
Il cinquantottenne regista bretone Martin Provost ha presentato questo film fuori concorso al Festival del cinema di Berlino 2017.