Senigallia punta sempre più ad affermarsi come “città della fotografia”, ed è proprio in questa ottica che il 25 novembre scorso è stata inaugurata la mostra “La realtà ingannata”, una grande esposizione nel bel contesto di Palazzo del Duca con circa 140 opere firmate da tre artisti locali, tra cui spicca il nome di Mario Giacomelli.

Nato a Senigallia nel 1925 e qui deceduto nel 2000, Giacomelli è oggi uno dei più apprezzati fotografi a livello mondiale, oltretutto interessante sia per la sua sensibilità generalizzata nei confronti dell’arte (era anche tipografo e poeta) sia per la vita intensa all’insegno di viaggi, emozioni, ricerche, sperimentazione. L’evento attualmente in corso fino al 4 febbraio ne vuole dunque celebrare il genio creativo attraverso una suddivisione per serie, alcune alquanto note nel settore. E’ il caso di “Scanno 1957/1959”, “Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi 1955/59”, “Il pittore Bastari 1992”, “Questo ricordo lo vorrei raccontare 1998/2000”, formule di studio diverse tra loro ma sempre pensate per andare oltre la geometria, il colore e la luce, oltre persino l’obiettivo al fine di cogliere sprazzi di realtà, momenti di umane vicissitudini, grida di contrarietà. Se l’opera più celebre è forse “Il bambino di Scanno” (di cui oggi conosciamo anche l’identità), la serie che tuttavia particolarmente affascina e colpisce per la potenza e la crudità delle verità raccontate è quella dedicata a un gruppo di anziani chiusi in decadenti ospizi, dal titolo “Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi”. All’epoca in cui Giacomelli la realizzò essa fece scalpore per il modo in cui si contrappose senza filtri alla quotidianità edulcorata che i governi intendevano mostrare ai propri cittadini, portando così allo scoperto drammi nascosti, situazioni critiche e falle del sistema senza il timore di far ciò che spesso un artista dovrebbe fare: un atto di denuncia, di apertura mentale, una crepa nel muro che possa dare avvio al cambiamento.

Se Mario Giacomelli si pone sin da subito come il vero protagonista della mostra e l’icona della città di Senigallia in tal senso, è però altrettanto piacevole scoprire i mondi fotografici (forse meno conosciuti) di Ferruccio Ferroni e Aristide Salvalai, quest’ultimo ancora in vita. In questo caso gli scatti si concentrano molto sulla simmetria, sui giochi di chiaroscuro, gli intrecci di linee, forme, contrasti. Nello specifico, di Ferroni sono visibili i vintage anni Cinquanta del secolo scorso – tra cui ricordiamo “Cancello bianco”, “La palla” e “Scala” – affiancati dalle opere degli anni Ottanta con i riflessi sulle vetrine. Per quanto riguarda Aristide Salvalai, invece, sono state scelte fotografie divise in quattro serie a partire dai primi lavori cosiddetti “Geometrico-formali” seguiti dagli “Incontri sfuggenti 1985/2009” e dalle ”Archeologie 1993/94”, per concludere con “La sopraggiunta inquietudine 2013-2014”.

“La realtà ingannata” è stata fortemente voluta dal Sindaco Maurizio Mangialardi e dal suo staff, sempre attivi per dare un ruolo di rilievo alla città di Senigallia nel panorama nazionale, con un occhio di riguardo alla fotografia. La mostra sarà aperta dal giovedì alla domenica e nei giorni festivi e prefestivi dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20.

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Chiara Giacobelli è una scrittrice e giornalista nata nel 1983. Si è laureata a pieni voti in Scienze della Comunicazione e poi Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. E' iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2006 e ha pubblicato undici libri, tra cui il pluri-premiato saggio biografico "Furio Scarpelli. Il cinema viene dopo" realizzato insieme ad Alessio Accardo di Sky Cinema e al critico Federico Govoni. Nel 2016 è uscito il suo romanzo d'esordio "Un disastro chiamato amore" edito da Leggereditore del gruppo Fanucci. Come giornalista collabora anche con il gruppo Cairo Editore (Bell'Italia e In Viaggio), Affari Italiani, Luxgallery, oltre a tenere un blog culturale sull'Huffington Post. Il suo sito è www.chiaragiacobelli.com, oppure potete seguirla tramite Facebook, LinkedIn e Twitter.