Il serraglio di Kušej inaugura la stagione a Bologna

Tra polemiche e misure di sicurezza eccezionali, l’opera di Mozart apre la stagione lirica del Teatro Comunale di Bologna

Sarebbe sufficiente ascoltare con attenzione la musica, con i suoi richiami al mondo arabo allora individuato in una lontana Turchia, per non lasciarsi inghiottire dal vortice di polemiche che hanno accompagnato l’arrivo sulle scene bolognesi del Ratto dal serraglio di Mozart. Ben noti sono infatti i momenti che hanno preceduto la regia di Martin Kušej, posta all’attenzione nazionale dalla protesta di un tenore turco, offeso per come sono state introdotte e sviluppate le delicate dinamiche culturali che animano i giorni nostri. Ma la messinscena del regista austriaco, ricordato da tutti in ambito operistico per il sodalizio con il direttore Nikolaus Harnoncourt, risulta tutto sommato fedele alle indicazioni del librettista di Mozart. Il vero adattamento investe i dialoghi presenti tra un’aria e l’altra, che fanno dell’opera un Singspiel. In collaborazione con Albert Ostermaier, Kušej colloca la vicenda agli arbori della Prima guerra Mondiale, in una landa desertica dominata dai poteri del fondamentalismo islamico, del quale Konstanze e Blonde si trovano prigioniere al servizio del Pascià Selim e del suo braccio destro, Osmin. La ricerca di Belmonte, pronto ad attraversare l’intero deserto per cercare di salvarle, porterà alla liberazione finale degli ostaggi. Ma in questa nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna, il Festival d’Aix-en-Provence e il Musikfest Bremen, il lieto fine viene scalzato dalla sete di vendetta di Osmin che, dopo aver accompagnato al confine i prigionieri su indicazione del Pascià, torna gettando ai suoi piedi le teste mozzate dei detenuti.

Se nei primi due atti la componente illuminotecnica si limita a sottolineare il fluire del giorno e della notte, la loro convivenza all’interno del terzo atto impoverisce indiscutibilmente la scena, risolta nel continuo meccanismo di accensione e spegnimento delle luci, al punto da mettere a nudo alcune imperfezioni tecniche della prova canora di alcuni interpreti, unite ai seppur lievi intoppi dell’incedere musicale affidato all’orchestra, qui diretta da Nicolaj Znaider. Al contrario, si distinguono per profondità esecutiva e presenza scenica Mika Kares nei panni di Osmin e Karl-Heinz Macek in quelli di Selim. Bravissima anche Julia Bauer nei panni di Blonde che, insieme al Belmonte di Bernard Berchtold, si è distinta per precisione e trasporto.

Così, anche per l’ultima recita prevista, non si è dissipata l’alta tensione provocata dalle polemiche in corso, determinando la necessità di speciali misure di controllo e sicurezza oltre a uno spaccamento del gusto del pubblico che nonostante tutto ha ritenuto utile partecipare all’evento, affollando il teatro e accompagnando gli applausi ai fischi.

Selim, pascià: Karl-Heinz Macek

Konstanze, amante di Belmonte: Cornelia Goetz

Blonde, cameriera di Kostanze: Julia Bauer

Belmonte: Bernard Berchtold

Pedrillo, servitore di Belmonte: Johannes Chum

Osmin: Mika Kares

MIMI: Valerio Ameli, Arjuna Colzani, Oussama Mansour, Luca Nava, Rodolfo Salustri, Roberto Serafini

 

Produzione del Teatro Comunale di Bologna con Aix en Provence Festival e Musikfest Bremen

Direttore: Nikolaj Znaider     

Regia: Martin Kušej

Scene: Annette Murschetz

Costumi: Heide Kastler

Luci: Reinhard Traub

Assistente alla regia: Herbert Stoeger

Assistente alle scene: Sabine Freude

Aiuto costumista: Hannah Petersen

Assistente alle luci: Rainer Janson

Maestro del Coro: Andrea Faidutti