Il massiccio andaluso del titolo volutamente ci depista: lo sfondo della storia non è Siviglia, ma Bucarest, a partire da una strada con i lavori in corso dove si muovono un uomo, una donna e una bambina. La discussione in atto è inquadrata a distanza e in continuum, la macchina da presa ad altezza uomo dichiara così la vocazione d’osservatore che assumerà per tutto il film. L’incipit predispone e dà gli strumenti per la comprensione; lo spettatore è costretto a fare delle ipotesi sull’oggetto del contendere, prestando attenzione a tutti gli indizi: qualche parola che filtra dalla lontananza e dal rumore d’ambiente, gli atteggiamenti e i gesti che accompagnano la discussione.

Tre giorni dopo l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo e quaranta giorni dopo la morte del padre, Lary, un medico di quarant’anni, e sua moglie Sandra vanno a passare il pranzo del sabato in famiglia per commemorare come vuole la tradizione il defunto. Nel vecchio appartamento fervono i preparativi, in attesa che arrivi il pope per pronunciare la preghiera rituale. Una lunga attesa, in cui uno zio ostracizzato avrà occasione di ricomparire, una vecchia signora nostalgica del comunismo potrà litigare con una giovane donna che desidera il ritorno del re, un’ospite ubriaca verrà nascosta e la moglie di Lary avrà tutto il tempo per l’agognata spesa al Carrefour. Parlare oltre della trama sarebbe un peccato, perché Sieranevada è un film da ascoltare; è una corale sul mondo, sulle relazioni, sulla famiglia, sulla fede e la disillusione, sulla ribellione al sistema e sulla ricerca di ciò che è vero.
Cristi Puiu, al suo quarto lungometraggio, mette in scena i conflitti che si sostanziano di privato e pubblico, del passato e del presente e delle verità nascoste che irrompono e travolgono i personaggi, sospingendoli verso nuovi sguardi, nuove relazioni. L’attesa del rito e poi quella del pranzo si sviluppano in un tempo prossimo al reale, rivelando lentamente, sommando ragionamenti, reazioni, collisioni, risate, tormenti e lacrime.

In breve tempo la macchina da presa crea i confini: l’appartamento dove si consuma l’attesa diventa un teatro fatto di più palcoscenici con i diversi spazi caratterizzati per differente illuminazione e dominante di colore, a rappresentare, in scala ridotta, i differenti luoghi della vita. I personaggi si muovono tra le stanze, la macchina da presa resta a osservarli con lunghi piano sequenza, accompagnando in panoramica il loro passaggio da uno spazio all’altro o rimanendo ferma sulla soglia. Il montaggio è quasi negato, non c’è alcun tentativo di far vedere meglio, di ricercare l’angolazione giusta per catturare lo stato d’animo. Centrale è il discorso, l’interazione tra i personaggi, anche se non riusciamo ad averne un pieno controllo visivo. L’assenza di frammentazione in piani diversi pone lo spettatore nella stessa condizione d’osservazione della macchina da presa. Fondamentale è il ruolo giocato dal fuoricampo: costantemente attivo contribuisce all’espansione della narrazione, restituendo la contemporaneità di parole e azioni.

La regia di Cristi Puiu convince pienamente. Tra le pareti foderate di vecchie carte da parati, tra gli oggetti di una vita, va in scena la lunga attesa del pranzo rituale, in cui privato e collettivo, presente e passato sono raccontati con una buona dose di ironia, coinvolgendo lo spettatore sino al termine delle tre ore di proiezione.
Un film per chi sa attendere.

*La scelta del titolo nasce dal desiderio di non vederlo cambiato dalle diverse traduzioni, partendo dal presupposto che il titolo ha poca importanza «(…) Eppure il nostro cervello ha un tale bisogno di attribuire un senso che tende a creare significato anche laddove il significato non c’è, dove non c’è nulla. Nella realtà può andare bene qualunque titolo, ma questo non lo si può dire (…). Come mai è apparso questo? È un mistero e le cose misteriose sono tante». La mancanza della seconda R è un vezzo del regista: il piacere di sentirsi dire «Ma non si scrive così!».

 

Titolo originale: Sieranevada
Nazione: Romania, Francia, Bosnia-Herzegovina
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 173′
Regia: Cristi Puiu
Cast: Mimi Branescu, Mirela Apostu, Eugenia Bosânceanu, Ilona Brezoianu, Ana Ciontea, Ioana Craciunescu, Valer Dellakeza, Aristita Diamandi, Dana Dogaru
Produzione: Mandragora, Spiritus Movens, Alcatraz Film, ARTE France Cinéma
Distribuzione: Parthénos
Data di uscita: Cannes 2016 – In Competition
08 Giugno 2017 (cinema)