Figura di spicco del cinema filippino, approdato anche a Cannes con i suoi Now showing (2008) e Indipendencía (2009), Raya Martin ha momentaneamente abbandonato la strada del cinema sperimentale in favore di quello popolare con Smaller and smaller circles (2017), un thriller perfettamente calibrato che poggia sulla solidissima scrittura per lo schermo delle sceneggiatrici Ria Limjap e Moira Lang a partire dal romanzo omonimo originale di Felisa Batacan.

Padre Augusto – un fenomenale Nonie Buencamino – e Padre JeromeSid Lucero – non sono buoni soltanto a dir messa: nel tempo libero mettono le loro conoscenze in ambito investigativo al servizio della comunità, senza farsi intimidire dalle alte gerarchie. Ormai da qualche mese nei dintorni di Payatas si succedono ritrovamenti di cadaveri di bambini scuoiati e mutilati, probabilmente opera di un serial killer: la polizia chiede da subito la collaborazione dei due uomini di Chiesa che, arrivati a un passo dalla soluzione, sono estromessi dalle indagini. Nonostante il formale divieto, Padre Augusto continuerà a fare di testa sua, arrivando a conoscere una verità scomoda per tutti.

Partendo da premesse ben note agli amanti del genere, Limjap e Lang non cambiano il risultato né l’ordine degli addendi, bensì la natura stessa di questi ultimi, aggiungendovi anche una punta di noir: invece dei classici detective ex poliziotti o criminali pentiti abbiamo due preti cattolici, con tutto il bagaglio di polemiche che ciò può suscitare sia all’interno della finzione filmica che nella realtà al di qua dello schermo. La questione più spinosa, quella della pedofilia, è presa in contropiede dallo stesso protagonista nei primissimi minuti: sia Padre Augusto che Padre Jerome sono disgustati dall’indulgenza della Curia nei confronti di queste depravazioni e dell’opportunismo del cardinale locale. E secondo una logica circolare, l’assassino si svelerà direttamente connesso – non diciamo come – a questo atteggiamento di noncuranza nei confronti delle molestie.

Smaller and smaller circles pone lo spettatore in un luogo privilegiato, nell’occhio del ciclone da cui può apprezzare il crescendo della tensione secondo un ritmo che non obbedisce ai diktat della spettacolarità, logicamente connesso alle altrettanto logiche deduzioni di Padre Augusto. Ad angosciare maggiormente sono le sezioni in cui è l’assassino a parlare direttamente a chi guarda, caratterizzate da false soggettive che si rivelano nobody’s shot inquadranti una porzione del corpo del colpevole. Martin mette persino in bella mostra i bambini massacrati durante l’autopsia, rinviando provocatoriamente alla questione del mostrabile nel cinema di finzione. E per rendere la cosa più interessante aggiunge anche inserti provenienti dalla televisione o dalle videocamere, chiamando lo spettatore ad analizzare le prove piuttosto che ad accettarne passivamente la versione già vagliata dal mezzo cinematografico – ma anche qui il gioco è molto sottile, visto che comunque non si tratta di filmati veramente amatoriali o televisivi.

Dopo la chiusura del caso, con una sequenza che sarà particolarmente apprezzata dai più assetati di sangue, Martin ci propone anche il dopo, cioè la soluzione del caso umano dietro il caso poliziesco. Pungente e innovativo, Smaller and smaller circles dimostra come il cinema viva di un’unica linfa creativa, che scorre tanto in quello d’autore quanto in quello popolare.