Vincitore del Gelso d’Argento, Split rappresenta il più riuscito ed esilarante esempio di sincretismo presentato a Udine, ancor più sorprendente se si considera che segna l’esordio al lungometraggio del regista Kook-Hee Choi.

L’ex campione Chul-JongJi-Tae Yoo – insieme con la socia in affari Hee-Jin Jung-Hyun Lee – è entrato nel giro di scommesse che gravita attorno al bowling dilettantistico allo scopo di guadagnare quanto basta per ricomprare la sala che era del padre di lei, ma è una corsa contro il tempo. La speranza si riaccende allorché Chul-Jong nota un ragazzo autistico di nome Young-HoonDavid Lee – incredibilmente portato per questo sport, e se lo fa amico. Con il nuovo elemento il trio aumenta i suoi introiti, ma prima di cantar vittoria dovranno fare i conti con il rivale Dooggeobi Sung-Hwa Jung – e i signori della malavita.

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Split è una commedia sportiva incentrata non sul solito pugile o cestista, bensì sugli appassionati di una disciplina che raramente abbiamo visto sul grande schermo, il bowling, reso in tutta la sua spettacolarità. Attraverso un sapiente impiego del rallentatore, dello split-screen portato all’estremo – dividendo lo schermo anche in 6 sezioni – , del montaggio consecutivo della stessa ripresa da angolazioni differenti, Choi ci regala sfide all’ultimo birillo in grado di tenerci col fiato sospeso, che insieme con i training montage e i flashback del glorioso passato di Chul-Jong strizzano l’occhio agli estimatori del genere.

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A partire dal rapporto maestro-allievo che via via si instaura tra quest’ultimo e Young-Hoon, il film si prende del tempo per approfondire la questione dell’autismo, senza moralismi e con una buona dose di ironia: scopriamo così che il ragazzo proviene da una situazione familiare difficile e che non ha superato la morte della nonna, la sola ad avergli dimostrato affetto. Choi costruisce insomma una vera e propria poetica del bowling, che diventa uno strumento di riscatto personale al pari degli altri sport, con gli annessi profittatori che per amor del denaro ne inficiano la purezza. Split ha infatti anche i connotati del gangster movie, con l’unica differenza che le scommesse dei boss e i regolamenti di conti si fanno sul parquet della pista: insomma persino i metodi della mafia s’informano al bowling, con chiaro intento parodico.

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Peccato che nel corso della pellicola Hee-Jin – interpretata da Jung-Hyun Lee –, che pure dovrebbe essere un personaggio principale, rimanga sempre sullo sfondo, sopraffatta dalla prestazione attoriale di Ji-Tae Yoo – indimenticabile nei panni di Woo-jin in Oldboy (2003) – e soprattutto di David Lee – già protagonista di Pluto (2012).

Nonostante qualche eccessiva semplificazione a livello di sceneggiatura, Split procede con un ritmo perfetto e offre interessanti spunti di riflessione sulle forme che la narrazione cinematografica è in grado di assumere. Senz’ombra di dubbio, un esordio che lascia ben sperare.