Sabato 31 maggio, alle ore 20.30, al Teatro Comunale di Bologna debutta l’ultimo titolo della Stagione d’opera 2007-2008, “Samson et Dalila” di Camille Saint-Saëns. L’opera viene presentata in un nuovo allestimento dell’Opéra Royale de Wallonie in coproduzione con Fondazione Teatro Comunale di Bologna, Opera Wroclawska e Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste
Opera in tre atti e quattro quadri di Ferdinand Lemaire, “Samson et Dalila” mancava dal palcoscenico del Teatro Comunale dal 1951.
Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Comunale di Bologna Eliahu Inbal, uno dei più grandi direttori d’orchestra al mondo, attualmente Direttore musicale del Teatro La Fenice di Venezia e Direttore principale dell’Orchestra Metropolitan di Tokyo. Inbal, il cui vastissimo repertorio si estende dalla musica sinfonica a quella operistica, ha ricoperto negli anni svariati incarichi di grande importanza e rilievo, tanto da meritarsi il titolo di Officier des Art set des Lettres dal governo francese, la Goethe-Plakette a Francoforte, il Goldenes Ehrenzeichen a Vienna e l’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca.
Insieme sul palcoscenico del Teatro Comunale di Bologna due grandissimi interpreti: il tenore Josè Cura e la soprano Julia Gertseva, nei ruoli del titolo.
Josè Cura, argentino di Rosario, è considerato uno degli artisti d’opera più completi e importanti di oggi. Famoso in tutto il mondo per le sue magistrali interpretazioni – e in particolare proprio di Samson di Saint-Saëns e di Otello di Verdi -, Josè Cura dopo essere stato ospite dei più grandi teatri d’opera del mondo si è avvicinato alla regia, allestendo Un ballo in maschera di Verdi all’Opera di Colonia. Accanto a lui, Julia Gertseva, soprano russa recentemente ammirata nel ruolo di Carmen al Maggio Musicale Fiorentino, vestirà i panni di Dalila. Julia Gertseva, già applaudita dal pubblico bolognese nel ruolo di Charlotte nel Werther di Massenet, accanto ad Andrea Bocelli, torna sul palcoscenico del Teatro Comunale nel ruolo della bella e seducente eroina biblica. Completano il cast Mark Rucker nel ruolo del Gran Sacerdote di Dagone, Mario Luperi nel ruolo di Abimelech, Ivica Cikes nel ruolo di un Vecchio ebreo, Cristiano Olivieri nel ruolo di un messaggero filisteo, Paolo Cauteruccio nel ruolo del Primo Filisteo, Mauro Corna nel ruolo del Secondo Filisteo.
La regia è affidata al polacco Michal Znaniecki, che proprio a Bologna si è laureato, prima di diplomarsi anche in Regia teatrale alla Scuola Civica d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Regista eclettico che spazia dal teatro di ricerca alla regia lirica, Znaniecki dice di partire sempre, nei suoi allestimenti, dallo spazio scenico. “E’ proprio quello che crea e influenza i personaggi e le loro relazioni. […] Spazio claustrofobico. Spazio caotico. Spazio luminoso. Spazio distrutto. Queste sono le prime indicazioni che diamo al pubblico. Nel mondo di oggi, in cui l’immagine si mette al primo posto nella cultura di massa, il regista dipende proprio dalla visualizzazione delle proprie idee”. Lontano da un’idea di dualismo metafisico Uomo-Donna come dicotomia tra Bene e Male, il regista polacco rilegge la storia di Sansone e Dalila come una storia quotidiana, in cui ad affrontarsi sono un uomo e una donna. “Una donna vera. Una donna che sa amare e che sa vendicarsi per un amore deluso. Una donna che non può accettare che la religione (ideologia, politica, missione) possa essere più forte dell’amore”. Cercando un punto di equilibrio tra la tradizione biblica e la sperimentazione, Znaniecki costruisce i personaggi dell’opera lasciando spazio alla libertà espressiva dei singoli cantanti e del loro mondo, “per creare una dimensione nuova e fresca senza basarsi sugli stereotipi storici o esecutivi delle altre produzioni”. Infatti, il regista polacco ammette di non tenere in nessun conto, nell’allestimento dell’opera, i precedenti, basandosi invece “solo sul materiale musicale proposto dal compositore facendo spesso finta di non conoscere altre interpretazioni”.
Le scene sono di Tiziano Santi, vincitore del premio “Ubu 2006” per le migliori scenografie per il progetto “Domani” realizzato a Torino da Luca Ronconi per le Olimpiadi invernali, i costumi sono di Isabelle Comte, le coreografie sono di Aline Nari, le luci di Daniele Naldi.
Il maestro del coro è Paolo Vero.
Rappresentato per la prima volta al Teatro Granducale di Weimar il 2 dicembre 1877 su intercessione di Franz Liszt, che ne era il Direttore artistico, “Samson et Dalila” è la terza opera scritta da Camille Saint-Saëns, e una delle poche ad essere rimaste nei repertori dei teatri d’opera. Scritta su libretto di Ferdinand Lemaire - che a sua volta, nel drammatizzare il celebre episodio biblico, si ispirò a illustri precedenti, tra i quali “Il Cantico dei Cantici”, “Samson Agonistes” di John Milton e “Samson” di Voltaire - , “Samson et Dalila” subì svariate trasformazioni e dovette aspettare ben tredici anni prima di essere rappresentata in Francia, dove venne finalmente messo in scena a Rouen il 3 marzo 1890. Nata come oratorio – di cui resta traccia nelle lamentazioni degli Ebrei sottomessi e vinti dai Filistei nella scena I del primo atto - , l’opera in seguito si trasformò sino a diventare un esempio perfetto del grand-opéra francese. Organista di fama, pianista, critico musicale, compositore di grandi pagine sinfoniche, Camille Saint-Saëns si batté in vita per la diffusione della musica francese, fondando a questo scopo la Société nationale de musique. Con “Samson et Dalila” il compositore, uno dei più prolifici dell’Ottocento francese, diede vita ad un grande affresco che oscilla tra l’esotismo e la moda neo-greca tanto in voga durante il Secondo Impero. “Samson et Dalila”, infatti, ha tutte le caratteristiche del grand-opéra francese: lo sfarzo dell’impianto scenico, l’azione coreografica di grande impatto e l’intreccio romanzesco con un conflitto religioso come sfondo, così da permettere l’inserimento di grandi scene di massa. In “Samson et Dalila” convivono le molte anime della cultura francese dell’epoca, dal misticismo alla sensualità, dall’esotismo all’ellenismo, con un gusto particolare per la vena melodica di stampo tipicamente francese. Muovendosi nella linea che andavano tracciando compositori come Bizet e Delibes, Saint-Saëns accentua il melodismo accattivante e il gusto per l’effetto.
La vicenda è suddivisa tre atti e quattro quadri.
Atto Primo. Siamo a Gaza, nella piazza davanti al tempio di Dagone. Al lamento degli ebrei sulla schiavitù dai filistei interviene Sansone, che si dice pronto a liberarli non prima di averli rimproverati di aver perduto la fede. Abimélech, satrapo di Gaza, interviene per farsi beffe del Dio d’Israele, suscitando così la rabbia di Sansone che lo affronta e lo uccide. Il Gran Sacerdote di Dagone, ritrovato il corpo di Abimélech, ordina ai soldati di sterminare Sansone e tutto il suo popolo. Il giorno dopo, mentre gli ebrei levano un inno di ringraziamento al Signore, dal tempio esce un gruppo di fanciulle filistee alla cui testa c’è la bellissima Dalila, che canta la vittoria di Sansone. La fanciulla, dopo averlo incoronato, lo invita a seguirla nella valle di Sorek. Sansone, pur combattuto, decide di seguirla.
Atto secondo. Dalila prega Dagone perché la aiuti a vendicare il suo popolo. Arriva da lei il gran sacerdote, che chiede alla fanciulla di estorcere a Sansone il segreto della sua forza sovrumana. Al sopraggiungere dell’eroe, accecato d’amore per lei, Dalila lo seduce e al suo rifiuto di rivelare il segreto della sua forza, la fanciulla lo accusa di non amarla. Sansone, disperato, cede. Sopraggiungono allora gli uomini del gran sacerdote, richiamati dalla voce di Dalila.
Atto terzo. Sansone, con i capelli rasati, è legato a una macina nella prigione di Gaza. Mentre prega Dio di liberare il suo popolo, sente il lamento degli ebrei, che lo accusano di averli tradito. Condotto nel tempio di Dagone, dove i filistei stanno festeggiando la vittoria, Sansone viene irriso. Il gran sacerdote sfida il Dio degli ebrei a ridare la forza a Sansone, sottrattagli con il taglio dei capelli. Allora Sansone, invocando l’aiuto divino, chiede che per un’ultima volta gli sia restituita la forza di un tempo. Appoggiatosi a due colonne del tempio, l’eroe ritrova la sua forza e decide di immolarsi con tutti i filistei.
“Samson et Dalila” replica martedì 3 giugno (ore 20.30, Sera A), mercoledì 4 giugno (ore 20.30, Sera C), venerdì 6 giugno (ore 20.30, Sera B), sabato 7 giugno (ore 18.00, Pomeriggio), domenica 8 giugno (ore 15.30, Domenica).
L’opera sarà trasmessa in diretta radiofonica da Rai Radio 3.
In occasione della prima di “Samson et Dalila”, nel Foyer Respighi del Teatro sarà visitabile la mostra fotografica delle prove dell’opera, a cura di Bepi Caroli.
Lo spettacolo è realizzato grazie al contributo dell’associazione Per il Comunale.
La replica di “Samson et Dalila” di venerdì 6 giugno sarà trasmessa in diretta via satellite in alta definizione nei cinema digitali di gran parte dell’Europa.
Il progetto è reso possibile grazie all’iniziativa di DDCinema - una partnership tra le società italiane Dynamic e Qubo e la belga XDC - che lancia l’opera lirica in diretta nelle sale cinematografiche digitali internazionali. Il progetto, che ha preso avvio a gennaio 2008 con la diretta del “Mefistofele” di Arrigo Boito dal Teatro Massimo di Palermo, si conclude per questa stagione con la diretta del “Samson et Dalila” dal Teatro Comunale di Bologna, per essere ripreso in autunno. In collegamento ci saranno oltre 100 sale cinematografiche digitali, sia in Italia che all’estero (per informazioni è possibile visitare i siti www.dynamic.it e www.ddcinema.net).
A Bologna sarà possibile vedere in diretta la replica del 6 giugno di “Samson et Dalila” al Cinema Europa in via Pietralata 55, alle ore 20.30. Per informazioni: tel. 051.52.38.12.