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"La sposa persiana" da Carlo GoldoniInvece siete soltanto uomini!Articolo di Elisa De Marchi - Pubblicato sabato 31 maggio 2008 La Sposa persiana nella riscrittura di Giacarlo Marinelli approda al Toniolo di Mestre
Giancarlo Marinelli, regista cinematografico e teatrale, ma soprattutto noto autore di romanzi, si è dedicato alla riscrittura della commedia goldoniana La sposa persiana. Questa particolare reinterpretazione aveva esordito lo scorso anno alla Biennale Teatro a Venezia, per commemorare i trecento anni dalla nascita di Carlo Goldoni; il deciso successo ottenuto in quell’occasione ha portato l’opera di Marinelli ad impegnarsi in una lunga e proficua tournée, che questa sera ha toccato anche il Teatro Toniolo di Mestre. In questa nuova versione, l’originaria Sposa persiana è stravolta e fortemente attualizzata: se l’antica Persia era vista nel Settecento come luogo esotico e favoloso, oggi richiama alla nostra mente una terra di ayatollah ed estremismi, in cui i diritti della donna –come in molti altri paesi- non esistono. Ed è proprio la donna protagonista assoluta della rappresentazione, portata in scena dai personaggi di Curcuma, Ircana e Fatima. Sono le donne che, nonostante le reciproche invidie, riescono ad allearsi per raggiungere i fini comune: la pace, la giustizia, la verità. Sono pienamente consapevoli del ruolo infelice che spetta al loro sesso e sono pronte ad immolarsi per i loro padri, figli, mariti. In particolare, è il ruolo di madre ad essere analizzato ed interpretato come causa prima di sofferenza (“Le madri dal male vengono fecondate e al male i figli verranno resi”, sostiene Curcuma). I personaggi maschili rivestono invece un ruolo chiaramente negativo: il mercante Machmud, sebbene uomo di solidi principi, vive in un mondo di compromessi e sogni infranti; suo figlio Tamas è irrimediabilmente dissoluto e corrotto, eppure anche per lui –soprattutto per lui- le donne sono pronte al sacrificio. In particolare, Debora Caprioglio e Anna Teresa Rossini hanno dominato la scena con la loro forte gestualità e l’alta espressività drammatica. Ottimo risultato per Mariano Rigillo, probabilmente l’attore che meglio si è calato nella parte, mentre gli altri interpreti, in particolare il personaggio di Tamas, hanno recitato alcuni passaggi con voce affettata, con eccessiva teatralità. Viene ripreso il tono tragicomico della commedia di Goldoni; all’interno del dramma, infatti, trovano spazio alcune scene più leggere: nell’atmosfera di lutto generale che lo circonda, Tamas sniffa rumorosamente cocaina; Curcuma non gradisce il sostegno di Gesù Cristo, che definisce “troppo giovane” per lei, preferirebbe invece l’aiuto del suo amato Machmud. Questi straordinari personaggi femminili si pongono quindi in opposizione a quelli maschili, così insicuri, inaffidabili, sostanzialmente deboli, arrivando a chiedersi: “Se a capo del mondo ci fossero le donne le guerre ci sarebbero ancora?” Marinelli è abbastanza disincantato da rispondere di si, ma sceglie comunque di portare sulla scena la donna forte, coraggiosa, materna, pronta alla lotta e al sacrificio; una donna che non può e non deve sottomettersi a presunti re, signori e padroni perché “invece siete soltanto uomini!” La sposa persiana da Carlo Goldoni - testo e regia di Giancarlo Marinelli La Piccionaia – I Carrara Teatro Stabile di Innovazione / La Biennale di Venezia Machmud: Mariano Rigillo Ircana: Debora Caprioglio Curcuma: Anna Teresa Rossini Fatima: Liliana Massari Tamas: Edoardo Ciufoletti |
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