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"Lost" – quarta stagione"La costante" (4x05)Articolo di Serena D’Urbano - Pubblicato mercoledì 4 giugno 2008 In questa Odissea dell’animo umano che è Lost, alla ricerca della nostra Itaca, veniamo condotti oltre i confini dell’immaginabile, chiamati a perlustrare sempre nuovi orizzonti narrativi, sfidati a infrangere le leggi dello spazio-tempo, a riavvolgere continuamente il nastro del chronos, a ricomporre disarticolati frammenti di vita vissuta, immaginata o soltanto sognata.
The Constant, quinto episodio della quarta stagione, ripropone più d’uno dei temi-chiave e degli espedienti narrativi della serie e porta alle estreme conseguenze la complessità dell’architettura multi-temporale lostiana, conducendo la mente dello spettatore in un sorprendente viaggio "ai confini della realtà".
"Ogni equazione ha bisogno di stabilità, di qualcosa di noto: si chiama costante". L’universo è caotico, multiforme, casuale, governato da innumerevoli variabili e in questa complessità intrinseca del reale l’uomo ha bisogno di un’áncora, di affidare se stesso e la propria esistenza a qualcosa di familiare: in una sola battuta gli sceneggiatori assegnano allo scienziato Daniel Faraday, intrigante new entry della quarta stagione, il difficile compito di riassumere il senso dell’intera serie… Sin dalla prima stagione la multi-temporalità strutturale di Lost ha costituito una delle cifre distintive del serial: l’oscillazione della complessa sintassi narrativa tra passato e presente prima, attraverso l’impiego programmatico del flashback, e i vertiginosi salti in avanti poi, demandati a un uso spettacolare e inatteso del flashforward. Ad un tale stravolgimento discorsivo della dimensione cronologica e alla conseguente assenza di linearità narrativa si accompagna, puntata dopo puntata, la consapevolezza che niente è come sembra in un universo in cui l’identità individuale è molteplice e inafferrabile e l’immagine che ci viene fornita del reale altrettanto instabile e indeterminabile. Sogni, allucinazioni, visioni precognitive che rasentano la follia (sempre che, all’interno di una serie che opera una incessante decostruzione delle opposizioni convenzionali, abbia ancora un senso cercare di individuare il confine tra integrità e insanità mentale…): ciascuno di questi stati esperienziali in Lost ha una forza così pervasiva da sostituirsi alla realtà o a quella che noi intendiamo comunemente come tale. Nel sorprendente Déjà vu - banale traduzione del più criptico e affascinante Flashes Before Your Eyes (3x08) - frammenti di realtà si palesano al protagonista, Desmond David Hume, "prima che i suoi occhi vedano". Le premonizioni di Des rivelano che egli aveva già avuto sentore, in passato, di quella che sarebbe stata la sua esperienza post-naufragio: ecco allora che ciò che l’episodio configurava diegeticamente come "presente" (gli eventi sull’isola) improvvisamente acquista uno statuto ontologico nuovo, divenendo realizzazione di un futuro soltanto immaginato e, in un secondo momento, realmente vissuto. Déjà vu è, dunque, fondamentale per la comprensione di un nuovo episodio che, se possibile, risulta ancor più complesso e stra-ordinario nella sua costruzione. Nel 4x05, La costante, la semplice visione del protagonista diviene infatti esperienza pura: Desmond "se ne va" letteralmente dal proprio corpo, la sua coscienza trasmigra e viaggia oltre i confini tracciati dallo spazio-tempo. E su di lui, tema ricorrente in Lost, incombe la minaccia della pazzia umana, la totale assenza di punti di riferimento per la ragione. La mente di Des - il suo subconscio, dirà Faraday - viene spedita avanti e indietro nel tempo e poco importa se le ragioni addotte dagli sceneggiatori abbiano il sapore dell’incredibile e rasentino pericolosamente l’inverosimile. Allo spettatore non interessa granché se questi sono gli effetti collaterali di una prolungata esposizione a inquietanti fenomeni di elettromagnetismo: la nostra mente viaggia anch’essa, debitrice di una tale capacità di inventiva, guidata da processi di scrittura raffinati nella loro semplicità. Nessun effetto speciale a demarcare l’avvenuto salto temporale, ma solo un uso sapiente del montaggio e del raccordo visivo e sonoro tra le inquadrature. Penelope Widmore è l’antidoto alla follia di Desmond, la sua rassicurante costante. Splendida la telefonata finale con cui il protagonista risolve la sua complessa "equazione" esistenziale: quando Penny risponde pronunciando il nome dell’amato, il presente-futuro ha inspiegabili ripercussioni sul passato di Des, il cui volto, improvvisamente sorridente, tradisce la (pre)consapevolezza dell’avvenuto contatto. Poi i due si parlano e il ritmo crescente con cui incalzano le battute, i primi piani carichi di emozione, le interferenze sonore e le note drammatiche ma piene di speranza di Giacchino in sottofondo costruiscono minuti di memorabile televisione. Parole, suoni e musica si fondono in una breve melodia, dolce e tragica insieme: in poche semplici inquadrature, senza bisogno di scenografie né costumi né coreografie, ma con la sola intensità dei volti e delle parole, Lost dà vita ad un vero e proprio frammento di musical su piccolo schermo… Poi lo stacco, netto, seguito da un’inquadratura dall’alto sulla nave-cargo che si staglia, solitaria, nel cuore dell’oceano e infine una lenta dissolvenza incrociata sull’isola… La dolce melodia di Michael Giacchino (compositore delle colonne sonore degli episodi), sfuma nel rumore del mare per poi riprendere impetuosa e travolgente, sempre meno rassicurante, fino al vertiginoso e stridente rush finale: con il consueto procedimento stilistico i toni virano, secondo una progressione rapida e cadenzata, dalla poesia delle inquadrature precedenti a quell’ultima inquietante nota visiva e sonora che è il cliffhanger. Faraday sfoglia freneticamente il proprio diario alla ricerca di un appunto dimenticato, finchè lo trova e la macchina da presa stringe enfaticamente sulla pagina bianca segnata da poche inesorabili parole: "If anything goes wrong, Desmond Hume will be my constant". A questo punto, trascorsa la magia della puntata, una riflessione si impone allo spettatore attento: Faraday ammonisce Des, ricordandogli che quando i salti temporali tra passato e futuro si fanno troppo frequenti, alla fine il rischio è di non riuscire più a distinguerli e il cervello va in corto circuito… Non è forse l’esatta descrizione di ciò che accade alla percezione spettatoriale di fronte alla vorticosa architettura narrativa progettata dagli autori stessi della serie? E se allora la soluzione individuata da Faraday fosse anche la nostra, prezioso indizio per risolvere la complessa ed enigmatica equazione lostiana? Se Desmond David Hume fosse la nostra costante, la costante di LOST? Al pubblico a casa l’ardua sentenza… TITOLO ORIGINALE: The Constant (stagione 4, episodio 5) PRIMA TV USA: 28 FEBBRAIO 2008 PRIMA TV ITALIA: 5 MAGGIO 2008 SCRITTO DA: Carlton Cuse, Damon Lindelof DIRETTO DA: Jack Bender GUEST STARRING Anthony Azizi - Omar Alan Dale - Charles Widmore Kevin Durand - Keamy Jeff Fahey - Frank Lapidus Fisher Stevens - George Minkowski Sonya Walger - Penelope Widmore CO-STARRING Chris Barnes - Suited guard Edward Conery - Auctioneer Chris Gibbon - Soldier Graham McTavish - Sergeant Darren Keefe - Billy |
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