"Rosvita"

Con “Rosvita” riaffiorano le voci delle donne che non hanno avuto voce

Comunicato stampa pubblicato giovedì 19 giugno 2008

La donna è ancora al centro del Festival di Ravena, venerdì 20 giugno alla Rocca Brancaleone (21,30) il Teatro delle Albe presenta il secondo ritratto: Rosvita di Ermanna Montanari.

Rosvita è una drammaturga del X secolo, il “secolo di ferro”, quando Ottone I rifonda in Germania il Sacro Romano Impero, una monaca sassone che nel convento di Gandersheim riscrisse le commedie di Terenzio, trasformandole in drammi edificanti.

Lo spettacolo è stato concepito come una sorta di lettura-concerto dalla protagonista della piéce, Ermanna Montanari – Premio Ubu come migliore attrice nel 2007 per lo spettacolo “Sterminio” –, che ora vuole restituire l’integralità dei drammi che, frantumati, avevano dato vita, quasi vent’anni orsono alla precente “Rosvita” messa in scena dalla compagnia ravennate: Conversione di Taide e Martirio di Agape, Irene e Chionia e, come epilogo, Maria, stella del mare intrecciati con i versi di Sant’Agostino, Baudelaire e Amelia Rosselli.

Tra le mura del fortilizio veneziano risuoneranno, per la regia di Marco Martinelli, le voci di Ermanna Montanari, Cinzia Dezi, Michela Marangoni e Laura Redaelli per raccontare, come sottolinea l’autrice, attraverso le parole di “tutte quelle che non hanno preso aria”, “le figure che Rosvita tratteggia con la sua prosa rimata” che, “svuotate dalla loro sostanza corporale, diventano emblemi dello spirito, marionette al vento”. La parola sarà la protagonista unica dello spettacolo, svuotato di scenografie, di azione; tutto sarà ‘visto’ attraverso la voce, e i suoni del canto gregoriano (musica celeste) uno spazio-luce – di Enrico Isola ed Ermanna Montanari con l’assistenza di Claire Pasquier – che potrebbe essere ovunque, in un autostrada, in mezzo ad un parcheggio o di fronte ad un ipermercato. Non c’è logica, non c’è buon senso, non c’è misura: tutto si compie nell’eccesso dell’interiorità, là dove si affrontano le sfide decisive.

Donna e religiosa in un mondo maschile, vissuta in un’isola di erudizione femminile, allieva di donne quali la monaca Rikkardis e la badessa Gerberga; autrice che s’ispira al latino del “lascivo” Terenzio per creare drammi che esaltino la cristianità, che nelle prefazioni alle proprie opere fa atto di umiltà e modestia dinanzi ai dotti (uomini) del tempo, ma che tra le righe appare decisa e fiera di quei drammi che oggi si considerano tra gli incunaboli del teatro europeo, e che Antonin Artaud additò addirittura tra i prototipi del ’’teatro della crudeltà’’. E ora il Teatro delle Albe intitola a suo nome questa miniatura corale, inanellando e montando frammenti delle partiture sceniche di Rosvita: in esse vengono sconfitte crudeli figure paterne e autoritarie, in esse le tormentate figure femminili, in maniera improvvisa e iperbolica, accettano precipitosamente sia la tentazione che la resa che la conversione.

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sabato 21 giugno 2008

Rosvita

Ravenna