"Sostiene Pereira" di Antonio Tabucchi

Una torrida estate portoghese

Articolo di Gabriele Naia - Pubblicato martedì 1 marzo 2005

Questo di Tabucchi è un grande libro che esalta la forza posseduta dalla letteratura e, più in generale, dall’arte.

In una torrida estate portoghese - quella del ’38 -, l’anziano Pereira, direttore della pagina culturale del "Lisboa", conosce Monteiro Rossi e la sua fidanzata Marta, due giovani rivoluzionari che vogliono combattere la nascente dittatura salazariana. Assunto come apprendista giornalista, Monteiro Rossi sarà l’inconscio artefice della riscossa di Pereira, il quale dopo una vita passata all’ombra dei suoi incarichi e della malattia della moglie, troverà la voglia e la forza di esistere nella Storia, spodestando l’antico "io-egemone" (come un dottore gli illustrerà durante una settimana trascorsa a Parede) per lasciare finalmente spazio ad un altro Pereira: quello che crede appunto nella forza della parola scritta, nella letteratura che parla e dununcia.

Non ci è dato sapere davanti quale tribunale il protagonista "sostiene": è il tribunale della letteratura, oppure un tribunale vero e proprio, che giudica gli atti di Pereira - gli atti che Tabucchi ci racconta senza però narrarci le ipotizzabili quanto pericolose conseguenze? Impossibile saperlo, resta il fatto che Tabucchi fa vivere un personaggio umano, nostalgico e insicuro, che trova però la forza di abbandonare la vita intrisa di ricordi, per iniziare a viverne una nuova. E resta anche il fatto che in queste pagine, oltre ad una vicenda avvincente e ben scritta, ci viene raccontata fra le righe anche la storia portoghese di quell’anno, nel quale l’alleanza con Germania e Italia fomentava uno sfrenato nazionalismo, indice dell’avvento inesorabile di una dittatura politica.

Feltrinelli 2003, 216 pag, 7,00 euro