"Grace is Gone" di James C. Strouse

Home Sweet Home

Articolo di Alessandro Aniballi - Pubblicato martedì 29 luglio 2008

Stanley Phillips (John Cusack) è un ex-militare congedato per problemi fisici, che si ritrova nell’insolita veste di dover badare alle sue due figlie, mentre la moglie è in guerra in Iraq. Quando la donna muore, gli toccherà il terribile incarico di dire alle bambine la verità e non saprà bene come fare...

Esordio alla regia di James C. Strouse, che ha in curriculum la sceneggiatura di Lonesome Jim di Steve Buscemi, Grace is Gone è un melodramma sommesso sulla perdita, sulla scoperta della morte per chi è ancora troppo piccolo per conoscerla e sulla tremenda responsabilità di doversi assumere il doppio ruolo di padre e madre.
Perciò i riferimenti alla guerra in Iraq sono secondari e vengono affidati quasi esclusivamente al personaggio anarcoide (e un po’ bamboccione) interpretato da Alessandro Nivola. Non si cerchi dunque in questa sede una condanna della guerra, cui il film, viste le sue premesse, avrebbe potuto condurre. Qui, piuttosto, la figura assente della madre serve per lavorare sull’introspezione dei tre protagonisti e sul difficile equilibrio dei loro rapporti: un padre e due figlie, in cui la più grande, dodicenne, è sin troppo seria e già quasi adulta, mentre la minore, di otto anni, è ancora una bambina spensierata. Ma soprattutto la perdita permette al personaggio di Stanley di crescere, di acquisire la consapevolezza del “qui e ora”, imparando pian piano a convivere con il rimpianto di non essere stato lui a partire per il fronte.

È decisiva in tal senso la prima sequenza: Stanley è responsabile di un negozio di articoli per la casa (sulla sua maglietta c’è stampata l’eloquente scritta Home) e deve motivare i suoi sottoposti a “soddisfare ad ogni costo il cliente”. È insomma colui che è stato forzatamente assegnato alla mansione di guardiano del focolare, ruolo che si dovrà convincere a svolgere attraverso un percorso sia fisico che interiore.
Ne emerge un plot semplicissimo, quasi elementare (con qualche piccolo quesito non risolto in sede di sceneggiatura), dove il tema classico del road-movie viene declinato in forma dissonante: i tre vanno in vacanza nel luogo dei desideri (Enchanted Gardens), perché proprio lì arrivino a condividere la glaciale sentenza che la Realtà ha decretato per loro. Insomma, il viaggio, figurativamente, serve a ritrovare la casa.

La regia e la scrittura di Strouse sono sobrie e non cedono a facili lusinghe. In tal modo va letta la scelta di non mostrare mai la moglie-soldato, di non concederle nessun flashback e di non mostrarla neppure in fotografia, se non in un unico momento, sullo sfondo, in abito da nozze, mentre i soldati sono andati a casa di Cusack. Dal canto suo, l’attore americano, uno dei volti più convincenti del cinema indipendente made in U.S.A., sa dimostrare ancora una volta la sua versatilità, in un ruolo rischioso. E, allo stesso tempo, l’indie statunitense, ambito produttivo in cui nasce Grace is Gone, ricorda ad Hollywood qualcosa che i grandi studios hanno forse dimenticato: la via per costruire un melodramma che non sia per forza grossolanamente strappalacrime.

Nazione: U.S.A.

Anno: 2007

Genere: melodramma

Durata: 85’

Regia: James C. Strouse

Sito ufficiale: www.graceisgone-themovie.com

Cast: John Cusack, Shélan O’Keefe, Gracie Bednarczyk, Alessandro Nivola

Produzione: Plum Pictures / New Crime

Distribuzione internazionale: The Weinstein Company

Distribuzione italiana: 01 Distribution

Data di uscita: 1 Agosto 2008