"Il lupo di Wall Street" di Jordan Belfort

Autobiografia di un ex padrone del mondo

Articolo di Alessandro Rosanò - Pubblicato domenica 3 agosto 2008

50 milioni di dollari all’anno: è quanto l’autore di questa autobiografia parzialmente romanzata era in grado di guadagnare nei suoi tempi d’oro, la prima metà degli anni ’90. 110 milioni è invece la cifra che dovrà risarcire a tutte le vittime delle sue truffe finanziarie, attribuendo loro la metà di tutti i suoi guadagni presenti e futuri.

Oggi, il nome di Jordan Belfort non sembra dire molto e anzi prendendo il libro in mano si può essere portati a pensare che si tratti dell’opera prima di un ennesimo esordiente americano, subito osannato dalla critica d’oltreoceano assai incline a gridare al miracolo quasi in ogni occasione. In realtà non è così, Jordan Belfort non è ancora uno scrittore (forse un giorno lo diventerà) e non è più quello che è stato tra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90: un broker spregiudicato e affamato di denaro, di donne, di droga, deciso a scalare velocemente uno dei santuari dell’immaginario collettivo contemporaneo, ossia Wall Street, la borsa di New York. A ventiquattro anni è un telefonista senza arte né parte della società di brokeraggio LF Rothschild, nel giro di poco tempo impara il mestiere e fonda la propria compagnia: la Stratton Oakmont, fatta di gente in tutto e per tutto simile a lui, senza una vera e propria conoscenza del mestiere (quasi nessuno, compreso Belfort, ha una laurea), ma con una voglia folle di fare molti soldi rapidamente e di spenderli altrettanto rapidamente: prostitute d’alto bordo, Rolex e Ferrari, ville grandi come città, non c’è nulla che Jordan e la sua gente non possano comprare. Ovviamente, in tutto questo c’è poco di onesto: pump & dump è il nome della tecnica utilizzata da Belfort alla Stratton Oakmont, che consisteva nel far salire il valore delle azioni attraverso i suoi broker per poi rivenderle attraverso dei prestanome (i buchi neri) ai clienti a prezzi massimi. E questo attirerà l’attenzione della Sec (la Consob USA) e dell’FBI.

Jordan Belfort è stato, in definitiva, la rockstar degli operatori di borsa statunitensi, in nulla diverso a band come i Led Zeppelin o i Rolling Stones: geniale e maledetto, un Re Mida dei giorni nostri, drogato (dipendente da ventidue sostanze diverse, prima della disintossicazione) e viveur. A distanza di anni, ha deciso di ripercorrere quell’epoca, mettendo per iscritto i suoi ricordi. Spesso la storia diventa noiosa, soprattutto nel finale, dove Belfort sembra scadere nell’autocompiacimento dell’uomo che è sopravvissuto a tutto, compreso se stesso, e nelle sdolcinatezze del miliardario infine consapevole di come esistano altri tipi di ricchezza, oltre ai dollari e ai titoli di borsa (i suoi figli). Interessanti sono i momenti in cui descrive il sottobosco di persone che l’hanno circondato in quegli anni: il suo vice Danny, dipendente da droghe varie e prostitute, gli scaltri banchieri svizzeri, gli invasati della Stratton, soprattutto sua moglie, soprannominata la Duchessa, pronto a lasciarlo non appena sorgeranno problemi con la giustizia. Ci sono almeno tre parti del libro che vanno ricordate per il modo in cui forniscono uno spaccato delle abitudini di questo parvenu e dei suoi soci d’affari e di stravizi: la classificazione delle prostitute con riferimento ai titoli del mercato azionario (blue chip, da qualche migliaio di dollari a notte, nasdaq, tra i 300 e i 500 e le pink sheet dai 100 in giù); l’idea del suo vice di organizzare la gara di tiro del nano (ossia utilizzare un uomo al di sotto del metro e venti ricoperto di velcro per tirarlo addosso ad un bersaglio); il giro in elicottero, strafatto di droga.

Come riportato in copertina, la storia raccontata ne Il lupo di Wall Street è stata opzionata dalla Warner Bros. per ricavarne un film. Belfort sarà interpretato da Leonardo DiCaprio e la regia verrà affidata al premio Oscar Martin Scorsese. Per la verità, un film che racconta una vicenda quasi analoga già esiste ed è una pietra miliare del cinema degli ultimi venticinque anni: Wall Street di Oliver Stone, con Charlie Sheen nella parte di un agente di borsa desideroso di arrivare in alto e un mefistofelico Michael Douglas, a rappresentare l’irresistibile capacità di seduzione del dollaro.

Jordan Belfort, Il lupo di Wall Street, Rizzoli, 2008, pp. 582, € 20.