"Lost" – quarta stagione

"Casa dolce casa" (season finale, parte II)

Articolo di Serena D’Urbano - Pubblicato mercoledì 6 agosto 2008

You’re not supposed to be here: queste poche inesorabili parole riecheggiano spesso nella serie e più che mai in questo sorprendente finale di stagione. Esse rimarcano un’idea di arcana fatalità cui si contrappone la volontà/necessità di essere artefici del proprio destino. Poco prima di addentrarci nell’ennesima stazione Dharma, l’Orchidea, John Locke e Jack Shephard hanno a questo proposito un interessante confronto: “cose da capi”, ribadisce ironicamente Hurley a Sawyer.
  • JACK: Di che cosa volevi parlarmi John?
  • JOHN: Vorrei che riconsiderassi l’idea di lasciare l’isola, Jack. Vorrei che tu rimanessi.
  • […]
  • JACK: Ti propongo io una cosa: tu rimani qui nella tua bella serra mentre noialtri ce ne torniamo a casa.
  • JOHN: Ma voi non dovete tornare a casa.
  • JACK: E cosa dovrei fare? Oh, penso di ricordarlo. Cos’è che avevi detto uscendo dalla botola? Che precipitare qua era il nostro destino?
  • JOHN: Lo sai anche tu, Jack. Sai di essere qua per una ragione. Lo sai. E se te ne vai da questo posto il saperlo ti divorerà dall’interno. Finché non deciderai di tornare.
  • JACK: Addio John.
  • JOHN: Dovrete mentire!
  • JACK: Scusa?
  • JOHN: Se dovete andare, allora dovrete mentire su tutto. Tutto quello che è successo da quando siamo sull’isola. E’ l’unico modo per proteggerla.
  • JACK: E’ un’isola, John. Nessuno deve proteggerla.
  • JOHN: Non è un’isola. E’ un posto dove accadono miracoli. E se non ci credi Jack, se non riesci a crederci, aspetta e vedrai cosa sto per fare.
  • JACK: Non esistono i miracoli.
  • JOHN: Beh, non ci resterà che vedere chi dei due aveva ragione.

I due leader incarnano due visioni contrapposte e al tempo stesso complementari che danno ugualmente senso alla vita: il fascinoso e integerrimo dottore sostiene la causa della Ragione, dell’autodeterminazione e della scienza empirica, secondo cui le nostre teorie devono fondarsi sull’esperienza e sull’osservazione del mondo, piuttosto che sull’intuito o sulla fede; il mistico ed enigmatico John Locke, invece, sembra essere votato alla causa della predestinazione: è lui il metafisico del gruppo, colui per il quale il significato delle cose va “oltre” la loro conoscenza sensibile (tuttavia è interessante notare come, per contrasto, egli porti il nome di uno dei padri fondatori dell’empirismo moderno).

Lost riflette il conflitto citato da Attilio Coco in Le serie TV e l’esperienza del transito tra “una mitologia classica, in cui il destino regola l’esistenza dell’uomo e del suo universo” e “una più moderna in cui egli confida pienamente nelle sue capacità di farsi padrone della Storia e di tutti gli eventi che la costituiscono”. E’ forse questa una delle chiavi di lettura più interessanti della serie, avvalorata sin da uno dei suoi primissimi episodi (Il coniglio bianco, 1x05) in cui Jack rischia la morte per seguire nella giungla il fantasma di Christian Shephard, suo defunto (?) padre, e viene miracolosamente salvato da John. Le parole di Locke apparivano illuminanti già allora:

“Sono un uomo comune Jack, guardo al sodo, sono realista. Non ho mai creduto nella magia. Ma questo posto è diverso, è speciale. Gli altri non vogliono parlarne perché sono spaventati, ma lo sanno tutti, tutti lo sentono. Il tuo coniglio bianco è un’allucinazione? Probabile. Ma se per tutto quello che ci è capitato qui esistesse una ragione, se la persona che insegui fosse davvero qui?”

La contrapposizione ideologica interna alla serie si pone, in qualche modo, come meta-discorso sulla serie stessa, nella misura in cui coloro che guardano e interpretano (e non stiamo parlando necessariamente di critici o studiosi) si trovano, infine, di fronte a un bivio: o l’universo è retto da forze umane ed è allora governabile, controllabile dall’uomo stesso, o esso è retto da forze occulte e misteriose che non trovano una spiegazione razionale a ciò che, tuttavia, sotto i nostri occhi accade. Oppure queste forze esistono entrambe e convivono nell’universo, almeno quanto Jack e John coabitano l’isola (non senza, evidentemente, qualche attrito).

Tuttavia gli autori di Lost, nonostante l’evidente protagonismo affidato all’affascinante Matthew Fox e al suo personaggio, sembrano aver scelto la loro strada: l’incessante lotta tra i due leader viene vinta, secondo noi, inequivocabilmente da John Locke. E coerentemente con tale scelta la serie ha presa una piega sempre più spettacolare: Lost, per dirla con Locke stesso, “è un posto dove accadono miracoli”. Con questo ultimo episodio Lindelof e Cuse si sono spinti decisamente oltre e hanno dichiarato orgogliosi al proprio pubblico: finora eravamo con Jack, ora siamo con John! La fede (tutt’altro che ortodossa, intendiamoci) ha avuto la meglio sulla ragione.

E allora poco importa che l’ultima perturbante inquadratura ci mostri il volto esanime e il corpo ormai senza vita del “filosofo”, perché persino dopo la morte le sue parole suonano più vere che mai, ogni sua profezia si è magicamente avverata: gli Oceanic Six mentono perché John ha chiesto loro di mentire e torneranno sull’isola perché ancora John, prima di morire, aveva intimato loro di farlo. “Sei qui per una ragione - aveva detto a Jack - e se te ne vai il saperlo ti divorerà dall’interno. Finchè non deciderai di tornare”. Ipse dixit. E c’è da star certi che Jack tornerà…

I PARTE - III PARTE

TITOLO ORIGINALE: There’s No Place Like Home

PRIMA TV USA: 15 maggio 2008 ABC

PRIMA TV ITALIA: 7 luglio 2008 Fox

DIRETTO DA: Stephen Williams

SCRITTO DA: Damon Lindelof e Carlton Cuse

CAST: Harold Perrineau Jr. (Michael Dawson), Matthew Fox (Jack Shephard), Jorge Garcia (Hugo "Hurley" Reyes), Naveen Andrews (Sayid Jarrah), Jeremy Davies (Daniel Faraday), Rebecca Mader (Charlotte Lewis), Elizabeth Mitchell (Juliet Burke), Evangeline Lilly (Kate Austen), Henry Ian Cusick (Desmond Hume), Yunjin Kim (Sun Kwon), Daniel Dae Kim (Jin Kwon), Anthony Azizi (Omar), L. Scott Caldwell (Rose Nadler), Nestor Carbonell (Richard Alpert), Byron Chung (Mr. Paik), Kevin Durand (Martin Keamy), Jeff Fahey (Frank Lapidus), Michelle Forbes (Karen Decker), Andrea Gabriel (Nadia), Veronica Hamel (Margo Shephard), Lillian Hurst (Carmen Reyes),June Kyoko Lu (Mrs. Paik), Cheech Marin (David Reyes).