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Venezia 65. - Concorso"Gabbla (Inland)" di Tariq TeguiaEntroterraArticolo di Nicola Cupperi - Pubblicato giovedì 4 settembre 2008 Malek è un topografo algerino il quale, dopo essere stato lasciato dalla moglie, vive praticamente come un eremita. Un vecchio amico lo convince ad accettare un lavoro di rilevamento in una zone sperduta dell’Algeria occidentale per la costruzione di una rete elettrica. Combattuto e indeciso, l’uomo alfine decide di partire per portare a termine il compito affidatogli.
In questo luogo sperduto trovera l’ostilità degli abitanti del vicino villaggio e anche quella della polizia locale; ma Malek troverà anche l’amicizia e la collaborazione di un uomo del posto, Lakhdar. Passate le prime giornate a sbrigare noiose faccende burocratiche, Malek può finalmente iniziare i suoi rilievi topografici; dopo pochi giorni di lavoro, disturbati peraltro da notti rese insonni dalle continue scaramuccie causate dai fondamentalisti islamici, la vita dell’uomo verrà sconvolta dall’improvvisa apparizione di una splendida donna straniera. La donna, evidentemente proveniente dal cuore più nero dell’Africa, si rifiuta di svelare il proprio nome ma racconta di come il viaggio verso l’emigrazione in Spagna sia stato funestato da un attacco che ha fatalmente ucciso o disperso tutti i profughi suoi compagni. Malek, ammaliato, decide con fermezza di aiutare la misteriosa ragazza a raggiungere il suo obiettivo; l’emigrante, d’altronde, non se la sente di spingersi fino in Europa senza nessuno accanto. La nuova meta del viaggio improvvisato del duo scalcagnato è quindi il Ciad, profondo sud-est del continente africano e terra madre della bella e triste ragazza. Il regista algerino poco più che quarantenne Tariq Teguia, ritorna per la seconda volta alla Mostra del Cinema di Venezia dopo aver presentato nel 2006 il suo film d’esordio Rome Rather Then You nella categoria Orizzonti. Promosso al Concorso ufficiale con questo suo secondo lungometraggio, Teguia non si scompone e mantiene intatta, anzi semmai la rafforza, la difficoltà di fruizione che caratterizza le sue pellicole. Assimilabile per certi versi a un regista come Tsai Ming Liang, ma senza possedere nemmeno lontanamente la perentoria poetica e la grande forza emotiva del campione di Taiwan, Teguia si abbandona a infiniti ed estetizzanti campi lunghi riuscendo a passare al mattarello una trama striminzita e simbolica e portarla alla considerevole durata di 140 minuti. Ovviamente, ed è pacifico, non c’è niente di male nella scelta di questo particolare, seppur macchinoso, linguaggio cinematografico. Portarlo agli estremi, anzi, sembra forse l’unico modo per dargli un nuovo e inedito significato. Inoltre l’autore algerino dimostra un ottimo gusto nella scelta dei campi e nella sequenza di proposizione degli stessi; dapprima, infatti, Malek lavora ai suoi rilevamenti in rigogliosi prati, punteggiati di alti e frondosi alberi. Man mano che la storia prossegue, e che il viaggio della strana coppia si addentra via via nel deserto, il paesaggio ovviamente cambia di conseguenza. E di conseguenza sembra modificarsi anche la scelta dei campi da parte del regista, che nelle scene desertiche allarga il mirino abbandonando i due protagonisti al nulla del deserto africano. Anche la sceneggiatura, seppur scarna e vagamente banale se non pretestuosa, scorre senza intoppi, in maniera costante e lineare. Affascinante, d’altronde, l’idea di accoppiare due tipi di Africa agli antipodi fra loro: una più Europea, rappresentata dall’algerino Malek, e l’Africa più profonda e nera, quella del Ciad, la cui portabandiera è l’innominata emigrante. Un discorso, questo, che magari andava maggiormente approfondito, rimpolpando la sceneggiatura e abbandonando per un momento l’estasi pittorica del tableaux vivant. Perchè anche se ogni singola inquadratura riesce a raggiungere una bellezza stupefacente - e per la scelta del taglio e per l’ampiezza del quadro e per la raffinata fotografia - non si può scampare all’inevitabile noia che, prima o dopo, finirà con l’attanagliare immancabilmente lo spettatore. Peccato pechè in questo modo si rischia di buttare anche il bambino con l’acqua sporca. Titolo originale: Gabbla Nazione: Algeria, Francia Anno: 2008 Genere: Durata: 140’ Regia: Tariq Teguia Cast: Kader Affak, Ines Rose Djakou, Ahmed Benaïssa, Fethi Ghares, Kouider Medjahed, Djalila Kadi-Hanifi Data di uscita: Venezia 2008 |
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