Mikey è un uomo felicemente sposato e padre di una dolce bambina. Durante una visita ai suoi anziani genitori residenti a New York, il protagonista entra in uno stato di avvilimento senza un apparente motivazione e sembra incapace di abbandonare l’abitazione nella quale è cresciuto.
Dopo aver rinunciato al volo prenotato per tornare dalla sua famiglia, Mikey torna nella casa dei genitori per passare con loro qualche altra ora ma, attratto dai ricordi e dall’ambiente familiare, si abbandona a uno stato di debolezza e depressione.
La maggior parte delle scene sono girate all’interno dell’abitazione di New York, ricettacolo di migliaia di libri, volumi d’arte e pellicole cinematografiche. Immerso in tale confusione, Mikey ritrova vecchi quaderni di scuola e altri oggetti che gli ricordano il passato e lo spingono a rivedere due persone a cui era legato.
Lo stato tristemente paranoico in cui cade il protagonista non sembra essere riconducibile ad un particolare avvenimento ma piuttosto ad un sentimento malinconico più profondo e radicato nell’animo del personaggio. L’irritante frustrazione che colpisce la madre per l’impossibilità di capire la causa del malessere del figlio contagia anche lo spettatore, obbligato ad ipotizzare una spiegazione al disarmante stato d’animo dell’uomo.
Nei giorni di difficoltà, Mikey si isola dai suoi genitori, oppresso dall’invadenza della madre e costretto a mentire ripetutamente alle loro domande, quasi intimorito da un possibile giudizio negativo. Il rapporto tra padre e figlio appare labile, inconsistente, come se gli spessi muri formati da centinaia di libri impedissero una comunicazione sincera fra i due; la madre non è più vicina al figlio di quanto non lo sia il marito e il suo comportamento insistentemente premuroso invade lo spazio vitale di Mikey, peggiorando la situazione. La sconcertante deriva dei rapporti familiari, compreso quello fra Mikey e la sua disperata compagna abbandonata a Los Angeles, è riportato con delicatezza da Jacobs, intelligente nel delineare con distacco e senza eccessiva morbosità gli atteggiamenti deprimenti del protagonista.
Momma’s man è un film autenticamente autobiografico, al punto che gli attori interpretanti i genitori di Mikey sono la madre e il padre del regista stesso, entrambi professionalmente coinvolti in progetti cinematografici avanguardistici. L’autore ha rivelato che l’unica componente non realistica del film è la figura di Mikey, i cui comportamenti nei confronti dei genitori sono completamente opposti rispetto a quelli del giovane Jacobs. L’abitazione nella quale si svolgono le vicende, facilmente scambiabile per un deposito di un rigattiere, è realmente la casa in cui risiedono da oltre quarant’anni i coniugi Jacobs, gentilmente concessa al figlio come location del suo ultimo lavoro.
La modifica delle caratteristiche del figlio protagonista ha permesso al regista di estraniarsi dal clima familiare e di concentrarsi in un’alternativa ricostruzione dei propri legami affettivi. La sostituzione cinematografica Azazel-Mikey è un’idea accattivante ma poco apprezzata da Ken e Florence Jacobs, insoddisfatti degli inconcepibili comportamenti del loro “figlio cinematografico”.
Momma’s man
Regia: Azazel Jacobs
Cast: Matt Boren, Ken Jacobs, Richard Edson, Piero Arcilesi, Eleanor Hutchins, Flo Jacobs, Dana Varon
Durata:94 min
Origine:USA