"Il passato è una terra straniera" di Gianrico Carofiglio

Fino all’inferno e ritorno

Articolo di Alessandro Rosanò - Pubblicato lunedì 2 febbraio 2009

Il magistrato (e ora senatore) Gianrico Carofiglio racconta con ritmo incalzante la storia di perdizione e redenzione di un ragazzo qualunque, piccolo borghese, improvvisamente affascinato dalla sensualità e banalità di un lato oscuro che non credeva di possedere. Fino ad un incontro fondamentale.

Giorgio è un ragazzo di ventidue anni come tanti. Frequenta la facoltà di Giurisprudenza di Bari, dando gli esami in rapida successione e con risultati eccezionali. Rimane un solo scoglio da superare, il temibile Diritto processuale civile, e poi potrà laurearsi. La conoscenza con uno studente di Filosofia, Francesco, cambia del tutto le sue priorità: del suo mondo entra a far parte il gioco delle carte, soprattutto l’imbroglio al gioco delle carte, grazie alle abilità e macchinazioni del suo collega. Per un ragazzo della piccola borghesia è un’occasione troppo ghiotta, ogni notte, in grandi ville o in bische clandestine, è possibile raggranellare decine di milioni con relativa facilità, basta tenere sotto controllo l’emozione e non farsi beccare (ma in questo lui e Francesco sono dei maghi). Nel frattempo il tenente dei carabinieri Giorgio Chiti è occupato con la sua squadra nelle indagini relative a vari episodi di violenza sessuale nei confronti di giovani donne, tutti realizzate con la medesima modalità. Le due storie proseguiranno parallele per tutto il romanzo fino alla fine, fino a quando al protagonista toccherà scegliere se continuare lungo la strada della disonestà e dell’immoralità o salvarsi l’anima.

Dopo i grandi successi di Testimone inconsapevole e Ad occhi chiusi, editi da Sellerio, Gianrico Carofiglio si è preso una pausa con Il passato è una terra straniera, pubblicato da Rizzoli, lasciando da parte il personaggio di Guido Guerrieri, l’avvocato protagonista dei suoi romanzi, e i complessi meccanismi delle aule dei tribunali, per considerare quelli più astrusi che possono dominare l’animo di un ragazzo di ventidue anni, portandolo a discendere lentamente gli scalini del vizio, dell’immoralità, della disonestà, fino a che starà a lui scegliere quale persona vorrà essere: il serio studente di Giurisprudenza con un futuro chiaro in mente, o l’incallito giocatore, imbroglione, spacciatore, che l’amicizia con Francesco ha portato alla luce. Oltre al riferimento necessitato a Il giocatore di Dostoevskij, un romanzo che Carofiglio ha tenuto sicuramente in considerazione (è citato in un dialogo tra Giorgio e Francesco) nello scrivere quest’opera è Demian di Hermann Hesse, nel quale il personaggio carismatico ispira al protagonista il desiderio di somigliare a lui così da migliorarsi e non viceversa come avviene ne Il passato è una terra straniera.

Dopo quest’opera, e sempre con Rizzoli, Carofiglio ha pubblicato il graphic novel Cacciatori nelle tenebre, mentre per Sellerio ha scritto Ragionevoli dubbi e L’arte del dubbio. Da questo romanzo è stato tratto il film omonimo, uscito nel 2008, di Daniele Vicari con Elio Germano.

Gianrico Carofiglio, Il passato è una terra straniera, Rizzoli, 2004, pp. 297, € 10,00.