"Che - L’argentino" di Steven Soderbergh

Lontano dall’icona, vicino all’uomo, ma senza emozione

Articolo di Fabrizia Centola - Pubblicato giovedì 9 aprile 2009

La società imperialista a cui Ernesto Guevara si rivolgeva con durezza e condanna nel suo intervento alle Nazioni Unite nel ‘64 alla fine lo ha inglobato accettandolo come icona, perché non ha più paura né della rivoluzione, né delle utopie. T-shirt poster e spillette, a più di quarant’anni dalla morte il suo volto è ancora stampato e indossato; magari, poco conosciuta la sua storia, ma non importa.

Che - L’argentino è il primo dei due capitoli cinematografici dedicati da Steven Soderbergh all’eroe della rivoluzione cubana: dall’incontro con Fidel Castro alle azioni di guerriglia per rovesciare la dittatura di Fulgenzio Batista fino alla conquista, con un manipolo di uomini, della cittadina di Santa Clara, tappa decisiva per la vittoria della rivoluzione cubana.

Una lunga preparazione: sette anni, serviti a raccogliere quanta più documentazione possibile, una montagna d’informazioni che hanno indotto la produzione e il regista a sviluppare interamente la complessa stagione rivoluzionaria di Ernesto Guevara, idealista medico argentino, votato alla causa dei deboli e degli sfruttati, morto nel ‘67 in Bolivia, ucciso da un reparto anti-guerriglia dell’esercito, con la collaborazione della CIA.

Soderbergh lavora alternando tre diversi livelli narrativi, tutti dal sapore documentaristico: una minuziosa cronaca quotidiana e antieroica, a tratti estenuante, dei due anni di guerriglia nella foresta cubana, alla quale si sovrappone il discorso ideologico e il credo morale che emergono dall’intervista di una giornalista americana e la ricostruzione dell’intervento all’Onu che mette in luce la “forma” dell’uomo politico. Un’architettura complessa che produce un ritmo discontinuo con frequenti vuoti narrativi che si collocano prevalentemente nella cronaca di guerriglia, in cui viene più mostrato che raccontato.

Il Che ritorna ad essere corpo con Benicio Del Toro (premio miglior attore allo scorso Festival di Cannes), un corpo ora frammentato in stretti elementi iconici ora restituito alla sua reale interezza: piegato dalla sofferenza delle crisi d’asma, impegnato nella cura dei feriti e nella strategia militare. Colore e bianco e nero, grana grossa e grana fine indicano il passaggio da una fonte all’altra, ma nessuna novità formale apprezzabile per un film con un budget da kolossal, circa 40 milioni di dollari. Una novità è invece rappresentata dall’utilizzo della nuova e agile (appena 4,5 kg) videocamera digitale Red che ha permesso di girare in ambienti e con luci naturali con un risultato prossimo alla pellicola.

Volutamente distante dalla rappresentazione agiografica, il Che di Steven Soderbergh vuole raccontare l’uomo e l’utopia che si trasforma in realtà. Vuole raccontare un carismatico e sobrio rivoluzionario dalla volontà di ferro che ha la convinzione che oltre alle armi per la rivoluzione ci voglia l’alfabetizzazione, ma il risultato è un’occasione persa perchè la tensione che l’autore mette per restituirci un ritratto lontano dalla celebrazione e dallo stereotipo dell’eroe diventa la trappola che lo porta a un progressivo svuotamento dell’immagine, ad una perdita di forza, alla mancanza di emozione e di coinvolgimento, allontanando lo spettatore dal fulcro di una figura complessa, da tempo ridotta a icona di ultimo eroe romantico del ‘900.

Peccato, meglio è allora volgersi alla lettura, per esempio con il documentato e bel libro di Paco Ignacio Tibo II, Senza perdere la tenerezza.

Titolo originale: The Argentine

Nazione: U.S.A.

Anno: 2008

Genere: Drammatico, Biografia

Durata: 131’

Regia: Steven Soderbergh

Sito ufficiale: www.che-movie.co.uk

Cast: Benicio Del Toro, Franka Potente, Carlos Bardem, Kahlil Mendez, Yul Vazquez, Demián Bichir, Rodrigo Santoro

Produzione: Laura Bickford Productions, Morena Films, Telecinco, Wild Bunch

Distribuzione: BIM

Data di uscita: Cannes 2008

10 Aprile 2009 (cinema)