AI CONFINI DELLA REALTA’: INCONTRO CON JOHN LANDIS
Venerdì 19 novembre 2004 Trieste, Scuola Interpreti, ore 12
Articolo di Gianluca Capaldo - Pubblicato giovedì 25 novembre 2004
È la seconda giornata del festival. Nell’aula magna della Scuola Interpreti una piccola folla è in attesa del personaggio, forse il più importante, di questo Scienceplusfiction 2004.
Nel 1973 Schlock, una satira fanta-politica sulla vita della provincia americana, dove un gorillone alla King Kong terrorizzava una tranquilla cittadina di provincia, veniva proiettato a Trieste, durante la vecchia rassegna della fantascienza. Quel film che colpì tanto la giuria di allora, tanto da meritarsi l’Asteroide d’oro, già conteneva a stento la vena irriverente che sarebbe esplosa nei film successivi di questo regista ormai divenuto cult.
John Landis aveva poco più di vent’anni quando il Festival internazionale della fantascienza lo premiò per il suo film d’esordio.
Dopo circa trant’anni di distanza è tornato per ritirare simbolicamente quel premio (allora non volò a Trieste per ritirarlo), e rendere omaggio alla città che per prima vide nel suo film qualcosa di differente.
Egli, pioniere insieme a Carpenter, Cronenberg e Dante, cercava sempre in ogni suo film nuove frontiere del fantastico. Cercava, con massicce dosi di ironia di descrivere quelle nuove paure che nascevano dalla mutazione della psiche, dello status sociale, della quotidianità, ormai invasa dalle nuove tecnologie.
Ospite d’onore del Scienceplusficiton per l’intera giornata del 19 novembre, Landis aiutato dai suoi fan presenti nell’aula magna ha ripercorso la sua carriera raccontando aneddoti, facendo riflettere sulla situazione sociale attuale (non potevano non mancare le critiche a Bush appena rieletto) e spiegando l’importanza che l’aspetto fantastico ha avuto nei suoi film.
Racconta che dopo aver imparato il mestiere cominciando da gregario alla 20th Century fox, si lanciò nel suo primo film di satira horror, Schlock (1971), che naturalmente venne ritenuto offensivo nei sacrari hollywoodiani dell’epoca. Arriva poi il 1978, anno in cui decise di portare sul grande schermo un film "demenziale" con il solo scopo di divertire lo spettatore: irrompe Animal House (1978), dove abbina la goliardia universitaria con la forza esplosiva di un attore non ancora ben conosciuto, Belushi. Consapevole della sua forza, decise di affidare a lui a e Dan Aykroyd la coppia che sarebbe rimasta per sempre nell’immaginario collettivo dei cinefili e degli amanti della musica: The Blues Brothers (1980).
Nel 1981 affronta il classico tema dell’uomo-lupo in Un lupo mannaro americano a Londra, e nel 1983, dopo aver girato il celebre horror-music-video Thriller per Michael Jackson, sbanca il botteghino con Una poltrona per due, in cui mette in luce il comico Eddie Murphy che si ripresenterà sugli schermi a suo fianco ne Il principe cerca moglie (1988).
In sala molti quarantenni gli chiedono che fine ha fatto la generazione che ha amato i suoi film. Landis risponde facendo notare come oggi la Tv abbia preso il ruolo che in quegli anni era del cinema: far sognare e soprattutto far divertire. Dice che il prendere in giro era una caratteristica importante di quella generazione, che naturalmente si rispecchiava nella "follia" dei suoi film. Il prendere in giro era il modo adatto per criticare l’establishment americano, per far riflettere, con ironia sui problemi di quella generazione. Adesso non è più così.
Landis non si sente più una minaccia: i suoi film bizzarri non sono più bizzarri; col tempo sono diventati la normalità, sono stati fagocitati dall’establishment, ormai anch’essa evoluta verso altri modi di fare cinema.
I famosi b-movie che erano nella normalità degli anni ’70 da low budget (e che quindi davano molto spazio alla fantasia del regista, alla ricerca di nuovi stratagemmi per colpire lo spettatore) ora sono diventati da high budget, pieni di computer grafica, ma vuoti di spunti su cui riflettere, anche se con leggerezza.
Landis non ci pensa due volte a fare i nomi di alcune realtà che per lui possono in un certo qual modo prendere il suo posto, nel senso dello stile cinematografico e della potenza innovativa: cita l’ampiamente discusso film Donnie Darko, apprezza il lavoro di Spike Jones, elogia lo straordinario lavoro che sta facendo la Pixar, riuscendo a riportare una famiglia intera, dal più piccolo al nonno, in una sala cinematografica.
Si dice ancora molto fiero di continuare nel suo lavoro da regista, anche se si rende conto di come il denaro, il capitalismo e tutto ciò che riguarda l’economia, incomba sulla tv, sul cinema e sull’indipendenza artistica che una persona vuole crearsi all’interno del fantastico mondo del cinema.