"IN MOVIMENTO TOUR", FIORELLA MANNOIA LIVE A MESTRE

Fiorella estroflessa

Articolo di Marianna Sassano - Pubblicato lunedì 11 maggio 2009

Fiorella Mannoia compare sul palco del Teatro Toniolo di Mestre come un’icona candida, longilinea: la signora elegante e sobria della canzone italiana, raffinata, regale. E non sono i vestiti bianchi, corpetto e gonna di voile a ricoprire i piedi nudi: che pure contribuiscono a creare un’atmosfera eterea. Piuttosto sono gli atteggiamenti, l’approccio alla musica, la malleabilità della voce e quel suo interpretare che l’hanno resa così riconoscibile nel panorama italiano, sdoganando l’immagine piccola del “cantante”.

E non è un caso che per lei abbiano scritto i grandi, da Fossati a De Gregori, per depositarne le parole proprio in quella sua voce. Una voce un po’ rauca, la sera del 6 maggio, che inizia sottotono il concerto: colpa, forse “di un tour che è lungo e stancante”, per la realizzazione del quale ringrazierà poi, alla fine, uno ad uno tutti i collaboratori. E tra questi i musicisti: Bruno Giordani alle tastiere e sax, Marco Brioschi tromba e flicorno, Roberto Garinelli al basso, Pier Maria Francesco alle percussioni, Luca Melotti alla batteria, Fabrizio Leo alle chitarre, Luca Scarpa al pianoforte. La prima parte di “In movimento” si apre con Io posso dire la mia sugli uomini di Luciano Ligabue, passa attraverso Mimosa di Niccolò Fabi e, quando arriva a Sally è pronto a decollare: un arrangiamento jazzato (a cura di Luca Scarpa, a cui è affidata la direzione artistica) arioso di archi, spalanca la canzone su un mare di emotività diffusa e coinvolgente.

E infatti, ancora un paio di canzoni (tra cui l’interpretazione notevole di E penso a te) e l’empatia col pubblico è completata: “Fiorella una di noi” - esplode il coro da stadio - e lei “è vero, che complimento”. Canzone dopo canzone, la Mannoia si concede sempre di più al pubblico, racconta storie e retroscena: come quelli di Sogno d’Ali, ninna nanna scritta da Piero Fabrizi, ispirata al disegno di un bambino afgano arrivato a lei attraverso una iniziativa di Vauro per Emergency.

C’è costantemente, nel concerto della Mannoia, l’istanza di comunicare, grazie alla musica, qualcosa al di là della musica: il progetto intellettuale di chi si fa osservatore del mondo e che registra dolorosamente l’anestesia e l’indifferenza rispetto allo sfacelo dell’essere umano. Un fil rouge che passa attraverso l’interpretazione del rap di Occhio non vede, scritto “con evidente lungimiranza più di dieci anni fa da Lorenzo Cherubini”; ma anche attraverso il capolavoro assoluto che è stata Smisurata Preghiera di Fabrizio De Andrè, o ancora nelle parole di Giovanna D’Arco, di Francesco De Gregori.

Siamo già nella seconda parte del concerto, iniziata con un cambio d’abito (ce ne sarà poi un terzo, per i bis. Certo: ogni canzone richiede il suo “abito” metaforico – e, più prosaicamente, tutto fa show - ma perché insistere sui vestiti quando ciò che si sta facendo è già così potente?), dove prendono la scena i miti del repertorio di Fiorella Mannoia: Il Cielo d’Iralnda e I treni a Vapore, con nuove interpretazioni - il Toniolo canta all’unisono e Mannoia prende tutti in contropiede con nuove modulazioni, nuove scansioni.

Il finale è scelta obbligata con Quello che le donne non dicono: “Lo so, lo devo fare, non me ne vado”, e allora iniziano solo piano e voce, ma la canzone è tutta un coro. E poi esplode la sorpresa finale con l’energia dei ritmi latini di Buon tempo e Carlito: Mannoia, tutta per il pubblico, non si risparmia e canta, balla, scende in mezzo al pubblico, stringe le mani, saluta. Per lei, una meritata standing ovation. Insomma, è così: sempre più emozionata, delicata, ma potremo trovarla, sicuramente, ancora qui.

Track list:

1-Io posso dire la mia sugli uomini

2- Mimosa

3- Sally

4- C’è tempo

5- E penso a te

6- Come si cambia

7- Fino a che non finisce

8- Il movimento del dare

9- Sogno d’Ali

10- Oh che sarà

11- Occhio non vede

12- Io cosa sarò

13- La bella strada

14- Giovanna D’Arco

15- Smisurata Preghiera

16- Il re di chi ama troppo

17- Il cielo d’Irlanda

18- I treni a vapore

19- Il tempo non torna più

20- Quello che le donne non dicono

21- La storia siamo noi

22- Buon tempo

23- Carlito