’DOPPIO SOGNO’ DI Arthur Schnitzler

Doppio sogno

Articolo di Gabriele Naia - Pubblicato giovedì 29 settembre 2005

Vienna, anni ’40 del Novecento. Può la tranquilla vita coniugale di una famiglia borghese subire un imprevista quanto violenta crisi? La risposta che Schnitzler dà e racconta in queste pagine è sì.

Vienna, anni ’40 del Novecento. Può la tranquilla vita coniugale di una famiglia borghese subire un imprevista quanto violenta crisi? La risposta che Schnitzler dà e racconta in queste pagine è sì.

In un vortice di peccaminosità e desiderio represso, corrono parallele le vicende di Albertine e Fridolin, che in una notte dai contorni onirico-reali-surreali, vivono, o attraverso il sogno o attraverso una realtà straniante, un allontanamento reciproco. Divisi entrambi tra valori morali, amore per l’altro e morbosa curiosità sessuale, Albertine e Fridolin sono vittime di pulsioni che rompono la tranquilla quotidianità per smascherare le falle del loro matrimonio. In una progressiva perdita d’identità - che svanisce poco a poco tra le avventure notturne “proibite” (e, che non a caso, è richiama dal simbolo della “maschera”)-, i due protagonisti si ritrovano poco a poco al di fuori della realtà che normalmente conoscono.

E infatti realtà, sogno, così come maschera e volto, sono tutte carte che Schnitzler confonde e mescola continuamente, creando anche nel lettore un senso di disorientamento e di alienazione. La vorticosa ridda si acquieta infatti solamente alla fine del libro quando, esperita da entrambi i coniugi una fredda solitudine dovuta alla reciproca lontananza - fisica e spirituale -, si assiste ad una doppia confessione che ristabilisce l’ordine delle cose. Rimane tuttavia da interrogarsi sulla sua solidità di questo ordine.

La trasposizione cinematografica porta il nome di Eyes Wide Shut, ed è firmata da Stanley Kubrick.

DOPPIO SOGNO, Arthur Schnitzler

1926 Adelphi – euro 6,50