Dan Foreman (Dennis Quaid) viene retrocesso dalla carica di capo di un’agenzia pubblicitaria che lavora per un’importante rivista. L’agenzia per cui lavora viene acquisita da un’altra compagnia e il suo capo diventa un giovane prodigio con la metà dei suoi anni. Dan ci mette un po’ a incassare il colpo ma quando scopre che il suo nuovo capo si è innamorato di sua figlia ( Scarlett Johansson)...
Paul Weitz ha debuttato alla regia con American Pie (2001), film volgarotto e neppure molto divertente, ma vera sopresa dell’estate 2001 che ha lanciato molti giovani attori nello star system hollywoodiano. Ha fatto seguito Down to Earth (2002) con Chris Rock, il vero erede di Eddie Murphy. L’ultimo loro lavoro è About a Boy (2002), tratto dal celebre romanzo di Nick Hornby che ha venduto oltre un milione di copie soltanto nel Regno Unito e che è stato tradotto in più di venti lingue.
Al centro di questa pellicola il mondo del lavoro e delle corporazioni. La norma vuole che gli impiegati appena assunti partando dai quadri minori per arrivare, con il passare del tempo, agli ultimi piani. Qui, il tutto viene ribaltato. In America il fatto che un giovane “scavalchi” un persona più adulta nel mondo del lavoro non è un fatto che desta ormai grande scalpore. Se succedesse in Italia, le reazioni sarebbero sicuramente diverse. I laureati dell’università entrano in questo mondo di sogno ogni anno senza avere una piena consapevolezza del fatto che assumere un giovane fresco di studi e con una buona esperienza costa di meno e facilita enormemente la vita di un’azienda.
L’intento di partenza del film è buono. Mostrare come il giovane e l’adulto cerchino di convivere e sopravvivere in un contesto così diplomatico e ricco di ostacoli relazionali come quello lavorativo. Peccato, però, che lo spettatore già dai primi venti minuti riesca a prevedere l’esito futuro non solo dei due protagonisti principali ma anche dei ruoli di contorno che vengono utilizzati più come ancore di salvataggio che interpretazioni vere e proprie. La “tolleranza” relazionale che si instaura tra i due è francamente poco credibile non solo perché scatta da subito senza un motivo apparentemente valido ma si trasforma in qualcosa di fraterno che, generalmente, si alimenta tra persone che si trovano sullo stesso livello o che svolgono un ruolo professionale simile. Il continuo passaggio di tono dalla commedia alla tragedia non fa che confondere ulteriormente lo spettatore. Vedendolo non si capisce a chi sia realmente indirizzato perché strizza l’occhio sia ai giovani rampanti che ad un pubblico adulto immerso nel mondo lavorativo già da tempo.
C’ è una scena, però, nel film che funziona bene anche se convince relativamente. Il grande boss Teddy K raduna tutti gli impiegati per una riunione. Molte sono le banalità e le inesattezze recitate da Teddy di fronte ad un pubblico adorante e compiacente. Dan, all’improvviso, prende la parola e dopo qualche leggera esitazione spiazza sia Teddy che i colleghi attraverso un discorso completamente antitetico rispetto al suo capo. C’ è una scossa palpabile in quel momento tale da far credere che qualunque scala piramidale possa in qualche modo crollare o essere sovvertita. Buone le interpretazioni di Quaid e della Johansson.
Titolo originale: In Good Company
Nazione: U.S.A.
Anno: 2004
Genere: Commedia
Durata: 109’
Regia: Paul Weitz
Sito ufficiale: www.ingoodcompanymovie.com
Cast: Dennis Quaid, Topher Grace, Scarlett Johansson, Marg Helgenberger, David Paymer, Clark Gregg, Selma Blair
Produzione: Depth of Field
Distribuzione: Bim