"...E DA QUEL GIORNO NON SI CANTA PIU’"
Amore e rivolta in Salento
Articolo di Livio Meo - Pubblicato venerdì 5 giugno 2009
Al Teatro Manzoni di Paese (TV), Paola Fresa e Ivano Pantaleo della compagnia Manifattura Scalza hanno messo in scena “E da quel giorno non si canta più” nell’ambito del Filofest 2009.
Maria e Giuseppe lavorano il tabacco in un’azienda agricola della torrida ed infuocata campagna salentina.
Al mattino Giuseppe carica la sua fedele compagna sulla canna della bicicletta ed insieme si recano nei campi e nei locali dove si cura il tabacco.
La vita dei protagonisti è circoscritta all’ambito lavorativo e a quell’impresa per la quale hanno versato sudore fin dai primi anni della loro giovinezza: l’amore ha infatti colto Maria e Giuseppe fra le foglie di tabacco ed entrambi hanno sempre vissuto in simbiosi con esse.
L’amorosa passione che accompagna l’inarrestabile narrazione delle caratteristiche dell’azienda agricola svanisce all’improvviso a causa di evento estraneo alla realtà dei lavoratori. Da un giorno all’altro l’elemento essenziale per l’esistenza della coppia, quelle lunghe otto ore di instancabile lavoro, è ad essi precluso. L’equilibrio di una parabola di un amore leggiadro e puro è sovvertito da un avvenimento inaspettato e doloroso, la chiusura dell’azienda.
E da quel giorno non si canta più racconta una drammatica storia d’amore inserita in un evento storico ben preciso: la chiusura del Consorzio Agrario di Capo di Leuca e la conseguente rivolta avvenuta nel maggio 1935.
L’afflizione e la malinconia legate alla situazione sono profonde e percepibili solo dopo aver ascoltato e metabolizzato i racconti narrati nell’opera di Paola Fresa e Ivano Pantaleo.
Per Maria e Giuseppe il lavoro in azienda non è soltanto il sostentamento materiale alla loro vita ma è ciò che invade prepotentemente la loro quotidianità: l’immedesimazione dell’operaio con la fabbrica è assoluta e in questa prospettiva ogni persona operante in essa ne è parte integrante ed essenziale. La chiusura della propria fabbrica è qualcosa di sconvolgente, disarmante e con essa coincide anche la rottura degli equilibri famigliari ed esistenziali di ogni operaio, abbandonato a dimenarsi nel buio di una rivolta impetuosa.
L’evento storico su cui si basa l’opera permette ai convincenti teatranti della compagnia di Manifattura Scalza di inserire una serie di riflessioni e tematiche sul mondo rurale dell’Italia durante il primo dopoguerra.
Maria e Giuseppe si amano ma sono nettamente antagonisti: nella mentalità contadina dell’epoca “nascere donna in questo mondo è un errore” e la gerarchizzazione che ne consegue non può che porre la donna sul gradino più infimo. La donna può avere l’unica utilità di stare a casa ed accudire amorevolmente i figli mentre il marito lavora e porta il pane a casa.
La deplorevole rivalità lavorativa fra i due sessi sfocia nell’irrisoria considerazione del ruolo della donna e quindi nella derisione di essa.
Un’ulteriore caratteristica evidenziata dal pungente lavoro di Fresa e Pantaleo è la fiducia incondizionata in Dio, considerato come un entità che una volta evocata sia capace di sanare ogni spiacevole situazione. Questa nozione di divinità come immediato ed infallibile antidoto è indissolubilmente radicata in Maria, secondo la quale i pericoli e le sventure posso essere evitabili solo grazie all’intervento di un Dio favorevole e rabbonito da preghiere e scongiuri.
Nonostante l’abbondanza di profonde riflessioni sul mondo del lavoro e sulla condizione della donna, E da quel giorno non si canta più riesce a mantenersi sobriamente in bilico fra una pregevole descrizione di una realtà brutalmente maschilista e l’agonizzante tramonto di un’appassionante e delicata storia d’amore.
...E DA QUEL GIORNO NON SI CANTA PIU’
da un progetto di Paola Fresa, Luca Marengo e Ivano Pantaleo
di e con Paola Fresa e Ivano Pantaleo - musiche originali di Andrea Gabellone - luci Lino Musella
www.manifatturascalza.org - www.filofest.it