Punta della Dogana: Il miracolo architettonico di Tadao Ando

La collezione di François Pinault a Venezia

Articolo di Giacomo Botteri - Pubblicato mercoledì 10 giugno 2009

François Pinault, collezionista illuminato, ama far conoscere la sua grandiosa collezione di opere d’arte contemporanea ad un pubblico sempre più vasto.

Il dinamismo della sua raccolta già ricca di migliaia di opere, è in continuo divenire, continuando ad espandersi con nuovi acquisti. Si imponeva quindi per lui la necessità di trovare uno spazio adeguato per accogliere i suoi tesori. I locali dell’antica dogana della Repubblica veneta lasciati al loro abbandono, conservavano tuttavia l’impareggiabile pregio di ergersi in un luogo magico nel cuore di Venezia accanto alla Chiesa della Madonna della Salute, di fronte a San Marco. Vinta la gara per la concessione dell’edificio dopo una lunga contesa con la Fondazione Guggenheim, si diede avvio subito al risanamento e ristrutturazione del complesso realizzandoli in tempi record con tecniche avanzatissime, sistemi ristrutturativi di avanguardia.

Il mago di questa spettacolosa realizzazione è un principe dell’architettura, il giapponese Tadao Ando, geniale artista capace di fondere antico e contemporaneo in armoniose soluzioni rispettose dell’austerità e grandiosità del manufatto e funzionali ala carattere delle opere ospitate sia in sede permanente, sia in mostre temporanee.. Per 14 mesi 120 operai hanno lavorato intensamente a volte in condizioni precarie con l’acqua alla cintola come quando, per evitare l’irrompere dell’acqua alta, hanno costruito l’enorme vasca sotterranea a fare da contenitore .

Tadao Ando con sapienza ha fatto scavare, livellare, cementare, rivestire, montare strutture nel pieno rispetto dell’ambiente che conserva il ritmo severo della costruzione originaria di più di 500 anni fa, grazie ad interventi abili nei giochi di luce delle grandi ogive vetrate aperte a livello del pavimento, veri quadri animati di struggente bellezza e luminosità riflessa dal Canal Grande. “ Mapping the studio. Opere dalle collezioni di Francois Pinault”mostra con cui è stato inaugurato il nuovo spazio espositivo, è stata studiata in modo da raggiungere due obiettivi: valorizzare le opere esposte contestualizzandole, e mettendo in rapporto quelle di artisti affermati con le produzioni di artisti più giovani, nel rispetto dei segni del tempo, nobili stigmate valorizzate da Ando. Ecco quindi molti degli artisti prediletti da Pinault: Jeff Koons presente con un’ironica citazione dal Canova, accattivante nel suo biancore marmoreo esaltato dallo sfondo di acque, i volti devastati di un’implacabile Cindy Sherman, segnati, scavati, corrosi al pari delle pareti che li accolgono, le spettacolose minibattaglie dei fratelli Chapman, il grande cavallo di Cattelan felice di perdere testa e criniera nel furioso abbraccio con le antiche mura.

Unico rischio per questa mirabile collezione è che la grandiosa bellezza dell’opera di Tadao finisca col prevalere sui contenuti, distraendo attenzione e passione dalle opere, per privilegiare il riuscitissimo nuovo manufatto.

Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com - Romina Greggio

Nella foto l’architetto Tadao Ando