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Fuori Concorso - Film di Chiusura"Chengdu, wo ai ni (Chengdu, I love You!)" di Fruit Chan, Cui JianLa chiusura in bellezza, questa sconosciutaArticolo di Nicola Cupperi - Pubblicato sabato 12 settembre 2009 Due registi, l’uno talentuoso e affermato l’altro all’esordio nel lungometraggio, due episodi, due storie d’amore ambientate l’una a cinquant’anni di distanza dall’altra, una sola città. Già il titolo del film dice tutto; questo Chengdu, ti amo! ci rivela la natura e lo scopo del film, dedicato alla capitale dello Sichuan, regione colpita lo scorso anno da un terribile terremoto, città di dieci milioni di abitanti, la quinta della Cina, devastata dal cataclisma.
Nel 2029 ritroviamo ormai cresciuta la prima generazione di orfani del terremoto. Lin Miao è una ballerina di samba con due scopi nella vita: cercare il bambino che l’ha salvata dalle macerie vent’anni prima e trovare il ragazzo che durante una colluttazione ha ferito gravemente il cugino. Difficilmente la giovane poteva immaginare che le due persone combaciassero in Li Hai, uno degli orfani del terremoto, adottato da una famiglia del nord nel 2009 e ritornato nella natia Chengdu per studiare le arti marziali, finendo per essere coinvolto al di là della sua volontà nel ferimento del cugino di Lin Miao. Nel 1976, in piena rivoluzione culturale, un giovane maestro del tè che si fa spacciare per pazzo per scappare dal suo passato di vergogna, si innamora della bella cameriera che lavora in quella che un tempo fu la sua casa del tè a Chengdu. Ringalluzzito, il maestro lascia per un momento da parte la pazzia per insegnare la particolare mescitura della bevanda tramite un bollitore dal beccuccio lungo sei volte il normale, come si usava fare secoli prima nelle dinastie imperiali. La danza della teiera dal lungo beccuccio è un rituale che dapprima respinge, quindi affascina la cameriera che sembra iniziare a ricambiare il sentimento. Ma i fantasmi del passato, complice un rivale amoroso del maestro accecato dalla gelosia, ritornaro prepotenti a tormentare l’uomo. Fruit Chan, bene o male, lo conosciamo già: il suo ultimo lavoro, uno dei tre episodi del lungometraggio horror collettivo Three Extremes (Dumplings), girato accanto a nomi del calibro di Miike Takashi e Park Chan-Wook in uno strano esperimento di film panasiatico, è stato presentato a Venezia nel 2004. Cui Jian, dal canto suo, è meno noto in occidente (e in generale nel mondo del cinema) pur essendo una delle più celebri rock star cinesi, nonchè vero e proprio pioniere della musica rock in Cina. A 48 anni suonati, il musicista sino-coreano decide di esordire al cinema, con risultati a dir poco deludenti. Il suo episodio, 2029, trae le fila da un soggetto di per sè interessante che cerca di immaginarsi, vent’anni dopo la tragedia, la vita di due coetanei che al tempo del terremoto avevano sei anni. La realizzazione, purtroppo, non è all’altezza. I toni sono quelli eccessivamente enfatici di una persona non avvezza a giocare con le sfumature del particolare mezzo narrativo cinematografico; la sensazione è che Cui Jain abbia tentato di riversare, con risultati rivedibili, la semplicità dirompente, l’energia vitale ingenua e immediata che mette nel rock all’interno del suo film, sfociando nel kitsch e nel banale. Fruit Chan, al contrario, dà vita a un secondo tempo meno significativo dal punto di vista sociale e politico, meno palesemente affine al titolo della pellicola, ma certamente più valido dal punto di vista cinematografico. Chan ha già dimostrato di avere un tocco, un’eleganza e una fantasia rari nel maneggiare la macchina da presa. Anche il suo 1976, comunque, non riesce a raggiungere vette di eccellenza, forse imbrigliato dal poco tempo a disposizione che impedisce un approfondimento dei personaggi, necessario a un processo di simpatia e di immedesimazione. Nell’episodio di Chan funziona praticamente tutto: ottime la regia e la fotografia, buone al contrario di 2029 le prove degli attori, discreti il ritmo e la tensione. Quello che manca è una qualche forma di sentimento nei confronti dei personaggi, che scivolano addosso allo spettatore senza lasciare molta traccia. Chengdu, wo ai ni (Chengdu, I Love You) di Fruit Chan, Cui Jian Cina Durata: 78’ Interpreti: Tao Guo, Anya Wu, Weiei Tan |
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