"Minchia di Re" di Giacomo Pilati

Pina, “masculo” con il cuore e il corpo di femmina

Articolo di Fabrizia Centola - Pubblicato lunedì 19 ottobre 2009

“La Viola è un pesce, e lo ha voluto Dio. Quando è maschio si chiama Minchia di Re. Per amore diventa femmina e ha i colori del fiore. Torna di nuovo maschio dopo che l’acqua si è ripresa le sue uova”.

Pina non ha paura. Partorita in una notte di luna piena dal grembo di una madre di quindici anni minacciata alla gola dal coltello del padre: "Maschio come a mia deve essere". Tutto ha inizio nel mare di Sicilia, al tempo dei Mille, in un’isola piccola, con una cava di tufo dove il padre di Pina comanda e affama gli uomini del barone, mentre lei cresce senza un abbraccio, con a tracolla la sacca per le verdure matte, fumando paglia e sterco essiccati e infuocandosi alla vista di Sara. Un padre-padrone violento e una madre innamorata del suo dolore, e sullo sfondo una zia bellissima che da sola si è fatta suora per incarcerare un corpo macchiato di colpa.

Con una scrittura barocca (anche se lontana da quella più alta di Consolo e Bufalino) Giacomo Pilati indaga l’arcaico della sua terra riportando alla luce una diceria del secolo scorso che ha il sapore della tragedia antica; costruisce una storia intorno ad una piccola verità documentata. Una donna che ama un’altra donna; un amore illecito che viene risolto con una menzogna che intrappolerà per sempre la vita di Pina: nata donna e diventata uomo. Il pregiudizio, l’ipocrisia e l’arbitrarietà del potere sono le colonne portanti di un dolente racconto che attraversa la storia d’Italia, dall’Unità allo sbarco degli alleati. L’isola è un microcosmo, una culla di violenza e segregazione ma anche un giardino incantato per un amore lesbico. Rinchiusa in una tana sottoterra per due anni, Pina rinasce con il sesso desiderato da suo padre, riscattando l’onore della famiglia e potendo sposare Sara. Pilati cuce una fiaba dal sapore barocco, fatta di luci e ombre, cruda realtà e sentimentali incanti, ma rivela un passo discontinuo nella potenza della storia, che in poche pagine abbraccia tutta la vita del personaggio; una struttura ellittica che a tratti penalizza lo sviluppo e rende posticci taluni personaggi di contorno. Una scrittura dallo stile pieno di insidie che non sempre convince, e un dialogo che a volte sorprende per il suo essere un po’ fuori tempo - Io sono mia dice Pina, ad un certo punto.

Forte, capace di lottare e di sopravvivere, Pina è un’eroina, anche se non sempre risolta in modo soddisfacente. Donna, lesbica e democratica, quando il potere arriva nelle sue mani avvia un processo di riconoscimento dei diritti per i lavoratori, anche se tutto questo avviene in uno spazio narrativo alquanto ristretto; un esiguo margine che impedisce al lettore di poterla accompagnare fino in fondo. Il pensiero, allora, non può che andare a Modesta: un’altra donna di Sicilia, creata da Goliarda Sapienza e chiusa nelle pagine de L’arte della gioia (Einaudi). Un’altra donna che amava le donne e che, come Pina, è stata capace di attraversare i rivolgimenti della storia affermando il diritto personale e politico alla libertà; un’eroina a cui l’autrice ha dato però il tempo per crescere.

Giacomo Pilati, Minchia di Re, Mursia, 2009, pp.200, € 13,00.