Renato De Maria, Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno presentano "La Prima Linea"

Uno sguardo sull’altro terrorismo

Articolo di Chiara Giacobelli - Pubblicato venerdì 13 novembre 2009

Quando in Italia si parla di terrorismo si è soliti pensare subito ad Aldo Moro e a Piazza Fontana, alla strage di Bologna, alle Brigate Rosse, ai Fascisti, a Falcone e Borsellino. Ma il terrorismo non fu solo questo: dietro, ai lati, meno eclatanti ma non meno significative, si snodarono per anni altre organizzazioni più o meno grandi che colpirono a volte nell’ombra. Organizzazioni poco conosciute, in quanto frange secondarie di movimenti ben più visibili, che tuttavia impugnarono ugualmente le armi, fecero morti e scelsero l’estremismo per rincorrere l’ideologia.

Una di queste organizzazioni fu “La Prima Linea”, quella che il regista Renato De Maria, assolutamente consapevole del terreno sdrucciolevole in cui si è mosso, ha scelto di raccontare ispirandosi al libro Miccia corta di Sergio Segio, condannato a 30 anni per l’omicidio del giudice Alessandrini.
Il punto di vista è infatti quello di Sergio Segio (Riccardo Scamarcio) e Susanna Ronconi (Giovanna Mezzogiorno), entrambi militanti attivi della Prima Linea. Sergio, quando racconta la sua storia guardando in camera con sguardo fermo, all’inizio del film, è già in carcere, è già alla fine di tutto. La rivoluzione ormai è spenta, si fa la conta delle vittime, si assumono le responsabilità.

E’ da questo faccia a faccia con la realtà, giunto per Sergio e Susanna troppo tardi, che si parte per ripercorrere la storia dei due protagonisti, coinvolti in una relazione amorosa che è solo una minima parte delle “cose vissute a metà” da chi, come loro, ha scelto l’ideologia al posto della vita.
De Maria racconta la Prima Linea muovendosi su tre piani temporali diversi, che vanno e vengono dal passato al presente. Al centro della sceneggiatura c’è il tentativo di Sergio di liberare Susanna dal carcere, una domenica del 1982. Tutta la suspence del film è affidata pertanto all’operazione di un gruppetto di uomini guidati da Sergio Segio (ciò che resta ormai della Prima Linea) per far uscire dal penitenziario di Rovigo quattro compagne, tra cui Susanna.

Si tratta di un momento chiave nella vita dei protagonisti, dal quale Sergio spera, invano, di poter ripartire, ricominciando daccapo. Ma dimentica forse che ciò che è stato, i morti lasciati per strada, non si possono più cancellare.
Apprezzato al Toronto International Film Festival, il film sorprende piacevolmente anche la stampa seduta in sala, giunta forse un po’ prevenuta a causa delle molte polemiche scatenatesi attorno al film. Tanto che la conferenza stampa rischia di diventare, in alcuni momenti, più un dibattito politico che un incontro cinematografico.
D’altra parte non si può ignorare alcune questioni economiche sulla bocca di tutti (il rifiuto dei finanziamenti ministeriali in primis), nonché la netta presa di distanza di Segio e della Ronconi dal film, che bocciano senza riserve. A tale proposito, è la Mezzogiorno a fornire la spiegazione più ovvia sulle motivazioni di un simile atteggiamento: “Sergio e Susanna si aspettavano probabilmente di vedere un film romantico e ideologico, intriso di sentimento e di forza rivoluzionaria. Invece si sono trovati di fronte ad un racconto secco e imparziale dei fatti, dove il ritmo è duro e deciso, dove non si sono dati giudizi, né si è voluto prendere posizione”.

E’ proprio ai fatti che guarda De Maria quando racconta la storia della Prima Linea. Al regista interessa essere il più possibile coerente, facendo emergere innanzitutto il distacco vissuto dai protagonisti nei confronti della vita. Essi finiscono infatti in poco tempo per perdere non solo il contatto con la realtà, ma anche il consenso popolare che all’inizio li appoggiava. E proprio questo distacco ideologico è ciò che meglio sono riusciti a riversare sullo schermo Giovanna Mezzogiorno e Riccardo Scamarcio, entrambi promossi nella propria, difficile, interpretazione. Una storia difficile da raccontare, un terreno ambiguo e un vespaio di polemiche mosse da ogni dove: considerando il contesto in cui si è mosso, il tentativo di Renato De Maria ne esce senza dubbio come un’ottima prova cinematografica, nelle sale dal 20 novembre.

Foto a cura di Chiara Giacobelli Copyright © NonSoloCinema.com - Chiara Giacobelli