’OPINIONI DI UN CLOWN’ DI Heirinch Boll
“Io sono un povero diavolo molto semplice, sincero e privo di complicazioni.”
Articolo di Gabriele Naia - Pubblicato giovedì 20 ottobre 2005
Hans Schnier è un clown sfrontato, schietto, puro. Ma, soprattutto, fedele fino in fondo ai propri ideali. Una sera, durante un’esibizione, cade e si frattura un ginocchio. Di lì a pochi giorni si ritrova solo (tempo prima era stato anche lasciato dalla moglie), senza lavoro, senza soldi, sbeffeggiato e snobbato da tutta Bonn. Considerato da tutti – o quasi – un fallito. In queste circostanze, Hans pensa bene di fare il punto della situazione, e attraverso lunghe telefonate a parenti, “amici”, o conoscenti ci viene raccontato il suo passato, la sua vita, le sue idee, il suo amore per Maria. Perennemente incavolato contro la borghesia bigotta, ipocrita e razzista che sembra popolare la Germania del secondo dopoguerra, Hans rifiuterà sempre di scendere a compromessi e porterà avanti i suoi principi fino in fondo, anche a costo di finire a suonare davanti alla stazione per guadagnarsi da vivere.
Una scrittura, quella di Böll, scoppiettante, sarcastica, che non risparmia però squarci lirici e scivolate sentimentali (scivolate si fa per dire, perché in realtà sono inspiegabilmente sempre omogenee al resto, con una finezza da far paura).
Di intreccio, invece, non se ne vede l’ombra; il libro, infatti, inizia con il protagonista che una mattina arriva a casa con un ginocchio rotto, e finisce la sera stessa con lui che se ne va davanti alla stazione di Bonn. Il titolo stesso però dice “opinioni” di un clown, non “vita” di un clown. Quindi, come scelta, sembra andare anche bene; tanto più che, pur non muovendosi di più di un metro, Hans attraverso le sue telefonate riesce a raccontarci pressoché tutto di lui. Evidentemente, l’intreccio non è poi così fondamentale. A volte.
Piuttosto, si potrebbe imputare allo scritture tedesco d’essere fin troppo “incazzato”, tanto da far apparire le sue critiche come un qualcosa che va a senso unico, finendo per diventare scontato, stereotipato e poco obiettivo. Quasi superficiale. Possibile infatti che nel libro non compaia praticamente mai un tedesco sensibile, onesto, coerente? Possibile che siano tutti falsi e bigotti? Ovviamente, no, non è possibile. È anche vero, però, che probabilmente Böll con Opinioni di un clown non vuole descrivere la Germania degli anni Sessanta, bensì la Germania degli anni Sessanta vista dagli occhi di una persona un po’ particolare; una persona, cioè, completamente al di fuori di schieramenti politici, gruppi religiosi, combriccole di intellettuali spocchiosi o quant’altro. Una persona, per così dire, pura e genuina, che rigetta qualunque tipo di conventicola pur di tenere alti i propri ideali, gli stessi ideali che agli occhi dei più lo fanno sembrare bizzarro, poco furbo. Un clown, appunto. Ecco che quindi Böll, allo stesso modo del protagonista, rifiuta i mezzi termini e i compromessi per denunciare apertamente ed esplicitamente un certo tipo di società, che certamente non è così stereotipata come lui la descrive, ma che di sicuro ha qualcosa di vero. Tanto più che, in seguito alla pubblicazione del libro, ci furono non pochi scandali e indignazioni. Evidentemente, davvero aveva punto nel vivo.
Insomma, Böll è davvero bravo e Opinioni di un clown è un libro molto intelligente, compatto ma, soprattutto, coerente. Tanto quanto Hans Schnier, che per le sua “testardaggine” nelle ultime pagine finisce davanti alla stazione di Bonn con chitarra, ginocchio dolente e cerone sul viso. La sua maschera diventa così una faccia assai più vera e coerente di molte altre. Di tutte le altre, ci viene il dubbio.
OPINIONI DI UN CLOWN, Heinrich Böll
(1963)
Feltrinelli - 253 pagg.
7,20 euro