"ECUBA" di Euripide

ECUBA E LA SUA VENDETTA

Articolo di Alessandro Pesce - Pubblicato venerdì 26 febbraio 2010

“Ma c’è un Dio?” si chiede Ecuba al culmine della sua sventura: l’eroina euripidea sembra iniziare ad avere dei dubbi umani, comincia a incrinarsi quel “cielo di carta” per dirla con Pirandello, il cui strappo, solo molto più tardi, grazie a Amleto, trasformerà l’eroe da antico a moderno.

La tragedia di Euripide inizia quando già, per i Troiani, la sconfitta della Storia è compiuta: Troia è vinta, la regina e il suo Re, Priamo, sono caduti in disgrazia, le donne troiane sono schiave degli Achei vincitori. Ma la Storia e il Lutto irromperanno nel Privato e alla disfatta pubblica si aggiungerà il disastro familiare, quando Achille pretenderà, per favorire il ritorno in patria, il sacrificio di Polissena, figlia di Ecuba,e anche il figlio Polidoro, affidato al re di Tracia, verrà da egli tradito e ucciso. Qui scatterà l’epilogo cruento della tragedia, la vendetta di Ecuba con il suo carico di efferatezze.

Il regista Carlo Cerciello punta sull’eternità del tema della violenza e della sua inutilità, senza allusioni all’oggi (come invece fu per esempio la famosa edizione di Massimo Castri negli anni Novanta, in pieno conflitto balcanico) e si affida quindi ad una traduzione chiara e moderna, recitata con toni discorsivi, forse perché il messaggio arrivi chiaro al pubblico di oggi. L’allestimento è volutamente atemporale nelle scene (uno spazio semivuoto con un bancone da macelleria e un fondale dove si proiettano luci e immagini computerizzate) e nei costumi, tuniche a sacco anonimi per le donne e giacche per gli uomini. Un’espressiva eccezione è rappresentata dai grembiuli da macellaio intrisi di sangue sia per Agamennone che, nella finale sequenza, per Ecuba, un’immagine cruenta di impatto notevole.

Lo spettacolo ha senza dubbio qualche momento suggestivo, ma l’impostazione “quotidiana” fatalmente sacrifica la dimensione barbara e tragica. Si rischia a tratti l’astrazione, lo scarso coinvolgimento emotivo. Isa Danieli è più potente nella parte della vendetta che nello strazio iniziale, Fortunato Cierlino è un pragmatico Agamennone, Franco Acampora un politico e autoindulgente re di Tracia. Comunque, pienone e applausi, a dispetto di chi pensa che paghi ormai solo il teatro leggero.

Ecuba

Adattamento e regia di Carlo Cerciello

con Isa Danieli, Franco Acampora, Fortunato Cerlino, Ciro Damiano, Niko Mucci, Imma Villa, Autilia Ranieri, Caterina Pontrandolfo, Daniela Vitale, Raffaele Ausiello

scene Roberto Crea - costumi Daniela Ciancio - musiche Paolo Coletta - luci Cesare Accetta

Prod. Gli Ipocriti

Roma, Teatro Eliseo, fino al 28 febbraio, poi Napoli e Torino

www.teatroeliseo.it