"OGNI COSA E’ ILLUMINATA" DI JONATHAN SAFRAN FOER

Ogni amore è scolpito nella perdita.

Articolo di Erica Enea - Pubblicato domenica 18 febbraio 2007

In Ucraina una piccola agenzia di viaggi “Viaggi e Traduzioni” riceve un nuovo lavoro. Il figlio e il nonno del padrone dell’attività ricevono l’incarico di accogliere e accompagnare Jonathan Safran Foer, un americano in cerca della donna che sembra aver salvato suo nonno dai nazisti.

La storia si snoda in due tempi, il passato e il presente. Il passato nel piccolo villaggio di Trachibrod, con i suoi bizzarri abitanti,leggende, miti, misteri. E il presente: il viaggio in macchina del buffo gruppo di “Viaggi e Traduzioni”. Un giovane ucraino che fa da interprete con un linguaggio a dir poco maccheronico, un cane puzzolente e psicotico, un nonno cieco psicosomatico alla guida, e un americano di New York con una foto e un nome, decidono di cercare l’antico villaggio in cui Augustine sembra esser vissuta, e in cui nacque anche la bis bis bis bisnonna di J. S. Foer.

I due tempi ben si distinguono grazie all’originale scelta del doppio registro. Il passato è narrato in modo lineare e con un registro comune. Il presente invece è affidato al parlato maccheronico del ragazzo dell’agenzia, Alexander Perchov, un simpatico ( per quanto riguarda la versione italiana il merito è anche del traduttore Massimo Bocchiola) misto tra ucraino e russo, che per i lettori con dei ricordi di versioni di latino ai tempi del liceo, potrà essere facilmente paragonato a quell’italiano forzato e astruso, nel complesso molto ironico. Il racconto nel passato è in prosa comune, mentre nel presente lo stile è epistolare, scandito dalla corrispondenza tra Alex e Jonathan, in un alternanza di lettere e di frammenti di un romanzo che via via prende forma per mano dell’americano, e che vuole recuperare le fila dell’intera vicenda.

La vicenda è molto complessa, e i personaggi sono numerosi. Una delle difficoltà principali nel seguire la trama è rappresentata sicuramente dalla numerosità dei nomi , molto simili tra di loro, di origine ebraica, che intervengono e apportano ognuno il proprio contributo alla vicenda. Ulteriore elemento di difficoltà sono i cambiamenti repentini degli stessi, dovuti a piccoli episodi. L’idea è sicuramente originale, la scelta di dare a uno dei protagonisti il proprio nome si unisce agli elementi di novità stilistica dell’autore, dove il maggiore è senza ombra di dubbio il registro maccheronico che guida l’intero romanzo, dalla prima alla trecentesima pagina. Splendidi alcuni passaggi: la metafora della cascata (“Si dice che chi abita vicino a una cascata non senta l’acqua.”), il personaggio di Brod, e il Nonno, che con-corronono a definire un amore senza limiti e senza confini, nella sua forma più aulica e sconfinata, che affianco all’ironia della parola, rappresenta il protagonista dell’intera opera. L’amore e la sua perdita si alternano nel tempo e nelle generazioni.

“Lei amava se stessa innamorata, amava amare l’amore come l’amore ama amare: ed era in grado, quindi, di riconciliarsi con un mondo tanto diverso da quello che avrebbe auspicato.”

Un talento indiscutibile quello di Jonathan Safran Foer, soprattutto se si pensa alla giovanissima età dello scrittore all’epoca della pubblicazione del romanzo. Unico neo al romanzo è la facilità con cui si rischia di perdere le fila della storia. Dal libro l’omonimo film.

Jonathan Safran Foer è nato nel 1977 a Washington. "Ogni cosa è illuminata" è stato il suo primo romanzo.

Jonathan Safran Foer, "Ogni cosa è illuminata". Casa editrice Guanda. Anno di pubblicazione: 2002. Pagine 327. Euro 14.50