"Ecco la storia " di Daniel Pennac
Attenzione, lavori in corso: romanzo in costruzione
Articolo di Giada Pistolato - Pubblicato venerdì 8 ottobre 2004
Un incipit disarmante: "sarebbe la storia di un dittatore agorafobico". E una trentina di pagine più tardi: "Ecco. È questa la storia che avrebbe dovuto essere raccontata". Fine della storia.
Ma la storia, "questa storia di sosia-matrioske", non finisce, al contrario da essa prendono avvio imprevedibili sviluppi, che sono in realtà le riflessioni dell’autore sui meccanismi che conducono alla genesi di un romanzo.
Animato dalla curiosità e dalla meraviglia di un bambino- filtrate però attraverso gli occhi disincantati del professionista-, Pennac esplora con il sorriso sulle labbra l’uso che il romanziere fa delle proprie esperienze, sogni, conoscenze ("la questione della memoria"), fonti e verifiche di informazioni utili, lo studio degli effetti "dal punto di vista romanzesco" dei diversi elementi e strutture; e c’è da dire che trova anche il tempo di trattare- in modo apparentemente ingenuo ma in realtà con brillante originalità- di politica e di giochi di potere, di cinema, dell’ "assillo di diventare se stessi", dell’ambiguità delle somiglianze e delle sostituzioni dei ruoli.
Ma soprattutto Pennac si chiede "come nascono i suoi personaggi". E in risposta a questa domanda finisce per disorientare del tutto il suo lettore con "un miscuglio di immaginario e di vissuto", di realtà e finzione, attraverso la creazione di un personaggio che ricopre allo stesso tempo il ruolo di alter-ego dell’autore (privato però del "suo peccatuccio: l’idealizzazione") e quello dell’ipotetico lettore acuto ed esigente che interroga l’autore stesso, un personaggio talmente realistico da sembrare in grado di influenzare concretamente la realizzazione della conclusione del romanzo.
Una recensione su "Ecco la storia" non poteva che essere assemblata con le parole del romanzo di cui parla, dal momento che esso è una sorta di metaromanzo, costruito attorno ad una sorta di breve ed ingenuo canovaccio e realizzato come un puro e semplice esercizio di fantasia, avendo il reale intento di stilare una dichiarazione di onestà dello scrittore.
E alla fine...ma "la parola fine costringe".
E il gioco creativo continua...
Feltrinelli, 2003, 312 pg, 16 euro