"IL VENTO FA IL SUO GIRO" di Giorgio Diritti
La montagna di confine
Articolo di Marta Martina - Pubblicato giovedì 3 maggio 2007
Pur avendo ottenuto visibilità internazionale in alcuni prestigiosi festival (il BFI – London Film Festival su tutti) e un premio durante la neonata Festa del Cinema di Roma, "Il vento fa il suo giro" non ha trovato una distribuzione ufficiale. Viene riproposto in giro per l’Italia in alcuni cinema dotati di particolare sensibilità nei confronti delle sorti del cinema indipendente. A Bologna, nei primi giorni di maggio (a partire dal 5), la Cineteca del Comune offre loro una distribuzione.
Primo lungometraggio di Giorgio Diritti, Il vento fa il suo giro ci trasporta in un piccolo villaggio di montagna, Chersogno, nelle Alpi Occitane italiane, dove la lingua provenzale, o d’Oc, è ancora parlata. In nome della conservazione della cultura, è diventata una mera attrazione per i turisti estivi. I valligiani, molto abitudinari, sono scossi dall’arrivo di un professore francese, Philippe (Thierry Toscan), che ha deciso di cercare tra i monti un’esistenza scandita dai tempi della natura per sé, per la sua giovane moglie Chris (Alessandra Agosti) e per i loro figli. Al suo arrivo, pur essendo ben accolto, anche se non a braccia aperte, Philippe diventa la dimostrazione di una possibile rinascita del paese. Ma, poco alla volta, le condizioni di vita divengono sempre più difficili, tra incomprensioni, rigidezze e invidia.
Lo scenario che l’ambiente di montagna offre diviene interprete della storia nei contrasti messi a disposizione dalle stagioni. I panorami montani creano uno sfondo drammatico ad una storia incentrata sull’intolleranza e il male che da essa deriva, fornendo all’opera un respiro documentaristico. Il punto cardine dell’evoluzione narrativa è il rapporto con una diversità a volte vista come ostacolo o come un passaggio inevitabile nel rapporto dell’uomo con la propria identità e con la realizzazione di sé. Vista come disagio o arricchimento, questa diversità è l’elemento centrale del conflitto in questo microcosmo sospeso nel tempo, che condiziona gli eventi, trasforma le persone, ne ribalta il ruolo e va a proporre uno spunto di riflessione sulla capacità delle società di evolversi nella valorizzazione delle diverse identità.
La storia si sviluppa in una dimensione corale dove si distinguono diverse entità - il "paese", la famiglia del pastore francese - e le tre dimensioni linguistiche: il francese per la famiglia Héraud, l’occitano per i valligiani e l’italiano per gli abitanti del fondo valle. Il regista Giorgio Diritti, che ha partecipato all’attività di “Ipotesi Cinema”, scuola di giovani autori coordinata da Ermanno Olmi, mantenendo inalterato l’uso delle lingue senza ricorrere al doppiaggio per non falsare la narrazione e non appiattire il film su standard preconfezionati, si pone nella scia del suo maestro Olmi, il primo a meditare sulla complessità dei dialetti.
Ancor più della storia, c’è da sottolineare come non sia solo atipica la distribuzione, quasi più vicina ad una tournée teatrale, ma anche la formula che ha premesso la produzione. Senza aver goduto di finanziamenti statali, Il vento fa il suo giro è stato realizzato grazie ad una particolare formula produttiva: le persone della troupe e gli attori principali sono entrate in coproduzione garantendosi con il lavoro una quota del film. Gli abitanti delle valli, oltre a ricoprire pressoché tutti i ruoli comprimari, hanno sostenuto e reso possibile il film mettendo a disposizione mezzi, animali, oggetti di scena ed ambienti dove effettuare le riprese.
titolo originale: VENTO FA IL SUO GIRO, IL
regia:
Giorgio Diritti
cast:
Thierry Toscan, Alessandra Agosti, Dario Anghilante, Giovanni Foresti
sceneggiatura: Fredo Valla, Giorgio Diritti
fotografia:
Roberto Cimatti
montaggio:
Edu Crespo, Giorgio Diritti
costumi:
Manuela Marzano, Raffaella Ciavarelli
musica:
Marco Biscarini, Daniele Furlati
produttore:
Simone Bachini, Mario Chemello, Giorgio Diritti
produzione:
Aranciafilm, Imago Orbis
paese:
Italia
anno:
2005