La Nina santa narra la storia di Amalia (Maria Alchè), una quindicenne cresciuta in una cultura cattolica, che - durante un congresso medico in un hotel nella città termale di La Cienaga- diventa oggetto del desiderio del dottor Jano (Carlos Bolloso), che è a sua volta oggetto delle attenzioni della proprietaria dell’albergo Melena (Mercedes Moran), bella donna divorziata e madre di Amalia.
Lucrecia Martel con questa sua seconda opera, presentata all’ultimo Festival di Cannes, porta sul grande schermo la storia delle sotterranee pulsioni sessuali di tutti i protagonisti della storia: in un albergo dall’atmosfera decadente e grigia ogni tipo di emozione e passione, sia che si tratti dell’intensità delle preghiere religiose sia che si tratti di desideri sessuali, viene accentuata. Su questi due binari si snoda il film che crea ambiguità di personaggi e commistioni di temi: il sacro si confonde con il profano, il timore di Dio con il desiderio peccaminoso, la vocazione con l’iniziazione sessuale.
Il risultato è un film dal fascino misterioso e allusivo, fatto di sensazioni, di mezze parole e di sguardi espressivi: un film non complicato nella storia, ma complesso nel mosaico di segni, simboli e suggestioni che mette in scena. Non a caso il finale non spiega nulla ma rimane aperto e spinge lo spettatore ad una visione attenta e ad uno scavo interpretativo. Lucrecia Martel usa con maestria il linguaggio cinematografico come forte elemento di espressività, soprattutto attraverso un raffinato uso del rapporto fra suono e immagini: fin dall’inizio (il sonoro precede le immagini sullo schermo) la regista ci invita a prestar attenzione agli aspetti sonori del film e alle percezioni uditive dei personaggi (per lo stesso motivo vediamo spesso dei dettagli sulle orecchie dei protagonisti); ogni piccolo suono può essere amplificato così come ogni rumore o dialogo diegetico (fuori campo o in secondo piano) si può ascoltare con la stessa intensità di un suono la cui fonte è presente sullo schermo in primo piano. Le orecchie della giovane Amelia, a differenza di quelle malate della mamma, colgono qualcosa di impalpabile nell’aria (il primo "contatto" tra la ragazza ed il dottore non a caso avviene davanti ad una "misteriosa" musica ascoltata in piazza) che le permettono di uscire da una situazione di turbamento, dovuto al confitto tra cultura cattolica e desideri sessuali (ma più in generale tra insoddisfazione della vita e voglia di cambiare qualcosa per provare sensazioni sconosciute). La nina santa, attraverso un’attenta costruzione espressiva dell’inquadratura, si rivela un film che fa ri-suonare in ciascuno inquietudini e quesiti morali, e permette di scavare dentro tutta la propria intimità.
Titolo originale: La niña santa
Nazione: Argentina
Anno: 2004
Genere: Drammatico
Durata: 106’
Regia: Lucrecia Martel
Sito ufficiale: www.laninasanta.com
Sito italiano: www.laninasanta.it
Cast: Mercedes Moran, Carlos Belloso, Alejandro Urdapilletta, Maria Alche, Julieta Zylberberg, Mia Maestro, Monica Villa, Marta Lubos, Alejo Mango, Arturo Goetz
Produzione: Lita Stantic
Distribuzione: Teodora Film
Data di uscita: Cannes 2004
10 Dicembre 2004 (cinema)