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"Grazie" di Daniel PennacDaniel Pennac dice Grazie al suo pubblicoArticolo di Flavia Crisanti - Pubblicato giovedì 25 novembre 2004 L’ultima fatica di Daniel Pennac è un piccolo monologo teatrale che riflette sui significati e sugli usi dell’espressione grazie Ringraziare è sempre un problema. E lo sa bene un personaggi pubblico come Daniel Pennac che nella sua lunga carriera di scrittore ha sicuramente dovuto fare molti ringraziamenti. Forse è proprio questo aspetto autobiografico che gli ha fornito lo spunto per scrive Grazie, un monologo teatrale sui vari significati della parola grazie. Daniel Pennac immagina uno scrittore che deve venir premiato con un riconoscimento per la sua opera completa. La scena si apre proprio su questo scrittore che stringe tra le mani il premio ricevuto e attende che gli applausi finiscano per poter recitare il suo discorso di ringraziamento. Tuttavia non è un discorso convenzionale, ma è una riflessione sui diversi tipi di ringraziamenti esistenti. Lo scrittore inizia l’elenco di diverse situazioni per l’uso della parola grazie, da quello più comune: il grazie che si dice quando viene tenuta aperta una porta. Da qui passa ad analizzare le convenzionali formule utilizzate nei concorsi per ringraziare come ricordare lo staff o gli amici di cui ne sfugge sempre uno che se la prenderà per quella dimenticanza. Ci sono poi quelli che ringraziano tutti gli scrittori precedenti a lui che hanno fatto in modo che egli arrivasse a quel tipo di scrittura e a quel livello di cultura. Pennac ironizza amabilmente su concorsi letterari e sulle formule stereotipate che propongono di volta in volta. Daniel Pennac è uno degli scrittori più interessanti della scena internazionale contemporanea, mai ripetitivo, nè noioso si è sempre dimostrato un abile narratore per adulti e bambini anche in testi come questo Grazie che sfugge ad ogni catalogazione. Come per Come un romanzo (1993) il testo presenta una taglio saggistico, ma filtrato attraverso le proprie esperienze e messo su carta in una forma anomala come il monologo teatrale. Lo stile è quello solito di Pennac: scoppiettante e ironico, intelligente e realistico. Il monologo è dedicato a Stefano Benni, un autore che come Pennac presenta un tipo di prosa che oscilla tra realismo e fantasia e che presenta una importante componente di ironia. Daniel Pennac, Grazie, Feltrinelli, 2004, pp.68.
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