Il professor Alessandro Montevecchi, già docente al Dam di Bologna, noto per i suoi studi critici e storici su Macchiavelli e Guicciardini, nel suo ultimo volume “Storia e letteratura in Romagna nel Novecento” (Ed. Edit- Faenza), tratteggiando i vari momenti della storia e della letteratura romagnola del Novecento, cita a più riprese, con particolare cura e incisività, il settimanale cattolico “Il Piccolo”, quale propulsore di stimoli socio religiosi e presenza attenta nelle vicende culturali e politiche della città di Faenza e della Regione di Romagna, lungo tutto il secolo trascorso.
Il giornale nasce infatti agli sgoccioli del XVIII secolo, 1899.
“ Il settimanale “Il Piccolo” – egli scrive – nasce il 7 maggio 1899 come periodico popolare ad opera del vescovo Cantagalli, di Francesco Lanzoni e di Carlo Zucchini. Volendo stabilirne alcuni lineamenti, osserviamo la forte attenzione per la vita della campagna, che si spiega col radicamento sociale del mondo cattolico.
L’autore sottolinea la presenza nel periodico della grande personalità di Francesco Lanzoni (1862-1929) . In Lanzoni – presente col tema a puntate “A Faenza negli ultimi cinque anni del secolo scorso (1796-1800)” - esalta la voce più autorevole del cattolicesimo locale : “Fu un autentico scrittore, lontano sia dallo stile aulico che da quello ultra romantico e talvolta sommario di un Oriani. Il suo linguaggio è privo di qualsiasi preziosismo, capace di momenti di vera commozione”. Fra i suoi scritti storici egli annota come vero capolavoro “La Controriforma nella città e nella diocesi di Faenza”(Faenza, Lega,1925) vuoi per l’esatta di finezza dell’analisi, vuoi per la potenza evocativa con cui ricostruisce un’epoca essenziale per la città e regione.
Montevecchi riporta il titolo di un articolo lanzoniano – “Basta!” – (Il Piccolo n.13 del 1906) in cui cerca invano di opporsi al clima di caccia alle streghe creatosi contro i sospetti di modernismo.
Dal 15 febbraio 1920 al 2 settembre 1923 il Piccolo prende a intitolarsi “Idea popolare”, periodo in cui divenne in pratica l’organo del Partito Popolare Italiano di don Sturzo, riflettendone ideali e programmi. Dal 3 settembre 1923 sino a tutto il Ventennio, il settimanale prese il titolo “Il nuovo Piccolo”, che fu quasi l’unica voce giornalistica cittadina, essendo stati soppressi dal regime fascista il “Lamone” (voce dei repubblicani) e “Il socialista” di ispirazione della sinistra italiana.
Qui l’autore si fa scrupolo di oggettive precisazioni. Nel settimanale si echeggiano spesso tesi fasciste quali la lotta demografica e l’alleanza con la Spagna, ma è visibile il disaccordo con le leggi razziali e i patti di ferro con la Germania. In generale si è mantenuto, con una certa autonomia, in una politica di astensione e talvolta di distacco e di anticonformismo.
In un recentissimo incontro con Montevecchi egli insiste nel precisarci in particolare gli interventi, sul periodico, del dotto canonico Carlo Mazzotti (1880-1980) e di A. F. Donati.
Mazzotti cerca la perorazione del concetto di cattolicesimo democratico, difendendo in pieno regime il partito di don Sturzo e commemorando pure la “Rerum Novarum”, intesa come il rinnovamento del pensiero cattolico.
• F. Donati nell’articolo del 29\ 8\ 1938 intitolato “Iberia romana”, scrive testualmente :” Un po’ di colpa della situazione spagnola ricade anche sui cattolici che non seppero a loro tempo essere veramente cattolici e si accontentavano dell’apparente religiosità delle pompe dei congressi, del numero delle processioni, dello sfavillio delle luci, dimenticando troppo facilmente(….) l’amore dei fratelli, amore che vuole educazione e assistenza anche materiale” Questo richiamo a Donati – ci suggerisce a voce Montevecchi – è riportato a pag. 202 del volume “Politica e Società”(Edizione Galeati 1997) a cura di Montevecchi, Nediani e M.G. Tavoni.
• Nel Nuovo Piccolo sono presenti articoli pregiati di letteratura e di erudizione da parte di Alberto Buda, Antonio Zecchini, Antonio Medri e Armando Cavalli.. Numeri speciali vengono riservati alle figure di Lanzoni e di Paolo Taroni(13 gennaio 1935) e di S. P. Damiani(21 febbraio 1937).
• Il settimanale mantiene un prudente riserbo nel corso del 1943 e 1944. Dal primo luglio 1945 non ha più l’aggettivo “Nuovo” e reca addirittura l’indicazione “Anno Primo, numero 1”
• Si ricomincia a battagliare con i risorti periodici “Il Lamone” e il “Socialista”. Forti polemiche su questioni teologiche vengono impegnate da don Walter Ferretti (“Wafer”), dai docenti Arles Santoro e Vittorio Ragazzini.. Interviene con la sua freschezza illuminante anche don Mazzolari. Non mancano i contributi di Antonio Medri, Carlo Mazzotti, Giovanni Lucchesi e Lorenzo Bedeschi.
• La diatriba sul settimanale fu dura, molto rigida tra cattolici ,repubblicani e socialisti.
• “Purtroppo – osserva Montevecchi a pagina 76 – nella durezza di questo scontro politico andò perduta una parte dell’insegnamento di Lanzoni e di Giuseppe Donati, in campo cattolico. Anche molte energie che militavano nell’area laica e in quella di sinistra non poterono realizzare quel progetto di rinnovamento culturale che certamente possedevano. Ci fu una certa chiusura che impedì il confronto tra diverse ideologie e lo svecchiamento della vita culturale (e non solo) determinando anche la rottura con quella gran parte della cultura nazionale che non si identificava con idee conservatrici”.
• Simili scoraggianti osservazioni non sono più dettate dall’Autore nel configurare il periodo in cui l’egemonia moderata entra in crisi. Siamo negli anni sessanta in cui l’influenza di personalità come don Lorenzo Milani, di padre Ernesto Balducci o di Mons. Salvatore Baldassari arc. Di Ravenna o del sacerdote faentino Rocco Cerrato, spinge numerosi esponenti cattolici a interrogarsi sulla natura del partito cattolico, sulla struttura gerarchica della Chiesa, sugli avvenimenti internazionali.
• Nel colloquio appena accennato, Montevecchi si entusiasma in un commosso ricordo personale di don Remo Babini, direttore del Piccolo dal 1969-71. “Fu un grande sacerdote – confida – una figura nobilissima. Di estrema apertura e tolleranza. Un exempum humanae vitae. Non l’ho mai sentito scomunicare alcuno. Ho avuto con lui un rapporto umano intenso. Mai da don Remo un accenno alla mia impostazione ideologica diversa dalla sua. Scorgevo in lui una bontà e comprensione estrema da vero uomo evangelico. Don Remo in quegli anni di maggior crisi e tensione riuscì a dirigere il Piccolo mediando con saggezza le preoccupazioni del titolare della Diocesi mons. Giuseppe Battaglia (uomo colto e intelligente, di intensa azione pastorale, ma defensor implacabile di una rigida ortodossia) e le aspettative di un gruppo animoso di giovani intelligenti ,preparati e critici.”
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Leggiamo a pagina 78 :”Il Piccolo sotto la direzione di don Remo Babini conosce un momento di grande vivacità intellettuale ad opera di un gruppo di giovanissimi che investono col fuoco della critica tutto ciò che essi avvertono come anacronismo o ingiustizia. Forte è il senso di appartenenza che dimostrano verso la comunità ecclesiastica, ma proprio per questo essi esigono una rapida democratizzazione, a cominciare dallo stesso potere vescovile.”
Ma il potere vescovile –aggiunge sorridendo Montevecchi - non demorde e vieta ogni collaborazione sul settimanale a questi giovani. A loro volta essi ( menziono Edo Miserocchi, Everardo Minardi, Marco Zoli) diedero vita a un numero unico intitolato polemicamente “Il Resto del Piccolo”, in cui criticavano severamente il Vescovo, esponendo nel contempo le loro ragioni”
Tra di loro ricordiamo soprattutto – proseguendo nella lettura del testo –Mario Zoli (1939-1995) che scrisse per il Piccolo molti articoli di critica teatrale e fu, grazie alla sua personalità ricca e poliedrica, un attivo animatore e innovatore di attività teatrali e di antologie letterarie sino alla sua precoce scomparsa.”
Oltre a questo importante periodo è degno di nota il persistere nel Piccolo nell’interesse per i grandi temi del passato : dalle note diatribe tra Prezzolini e Giuseppe Donati e Francesco Lanzoni e ad altre tematiche che infiammavano discussioni di alta teologia e politica, nelle quali si inserivano gli interventi di Lorenzo Bedeschi, Pietro Albonetti, Rocco Cerrato, Carlo Mazzotti.
Nel prosieguo degli anni Il Piccolo è fedele alla consegna della tradizione lanzoniana, ospitando con rigore scientifico gli articoli di monsignor Giovanni Lucchesi (1913-1981) , il quale, spaziando, sul settimanale, su tutti i settori della cultura locale e nazionale, compose alcune voci per l’Enciclopedia Cattolica e numerose vite di Santi per la “Bibliotheca Sanctorum”.
Furono solerti opinionisti don Vincenzo Poletti che insegnò filosofia morale e medioevale a Bologna, il prof. Sante Alberghi, ordinario all’università di Lecce, studioso di filosofia a orientamento spiritualista sulle orme di Blondel, Lavelle, Peguy, Guzzo e Sciacca