Nel Refettorio Quattrocentesco di Palazzo Venezia si è aperta oggi una mostra molto particolare: un artista riservato, lontano dai riflettori, la cui opera è rivestita da un apparato simbolico sia magico-alchemico che religioso, illumina coi suoi variopinti colori uno spazio antico, infondendogli nuova luce.
L’arte di Picini, traspare dalle parole del suo amico e critico d’arte Fulvio Abbate, ” è una sorta di koiné letteraria e narrativa intrisa di icone magiche, sulla scorta di quella rappresentazione raffinata che ‘Il segno del comando” diede proprio negli anni fulgidi della sua carriera: gli anni ‘70”.
La tessitura pittorica di Picini, “vicina al modus operandi” dei surrealisti, ricorda ancora Abbate, riproduce anche quel “senso del grottesco di Enrico Baj”, mentre la simbologia religiosa, ricordiamo “Splendeur” con il Papa in copertina di catalogo, rimanda immediatamente al Papa di Bacon. I colori di Picini però, non sono tetri e avvolti dalle tenebre come quelli di Bacon e, anche riflettendo una malinconia diffusa, brillano per la limpidezza, per questa emanazione turgida della vita. L’accortezza di Picini per il colore è quella di un amante che dipinge su un corpo nudo, come in “Kamasutra” (1972), la cui delicatezza consegna alle ombre cinesi di “Ibis et Redibis” (1968) la sua accoglienza, simile alle sinuose forme femminili che i suoi quadri tratteggiano con raffinatezza.
In questo senso il diavolo, come peccato, lussuria, amore dei corpi, coincide con l’acqua santa: si evidenzia nel percorso iniziatico di Picini una tangente, che unisce sacro e profano in un andirivieni estatico dell’iconografia attuale. “Marilyn più di che”, “L’ardore”, “Il diavolo I-VIII”, “L’odalisca”, sono riappropriazioni di un mito, quello della sensualità e della seduzione, perfettamente coerente alla donna, ravvisando in questo curvarsi delle forme un’estrema perfettibilità raggiunta dall’azione ritratta in movimento.
I rari collezionisti di questo artista poliedrico a cavallo fra religione e moderno esoterismo possiedono ancora una serie di tarocchi del Maestro, inserendolo in quella tradizione che, partendo da Bosch e attraverso i tarocchi viscontei del ‘400 da cui Calvino trasse ispirazione per “Il castello dei destini incrociati”, arriva all’oggi con una traccia di mistero.
ANDREA PICINI 1935 – 2003
Il Diavolo e l’Acquasanta
Palazzo Venezia - Sala del Refettorio,
Via del Plebiscito 118 - ROMA
Direzione: Elena di Majo
Ideazione mostra: Ermes Sabene
Aperto tutti i giorni 9.00 - 19.30
Caffè del museo aperto dalle 9.00 alle 16.30
Lunedì chiuso - Ingresso gratuito
Ufficio Stampa: Antonella Stancati,
tel. 06 69994212 – fax 06 69994229
anstancati@tiscali.it
Organizzazione e catalogo: GEBART
27 gennaio-27 febbraio 2005