Registrato sul finire del 1966, Surrealistic Pillow, il secondo e il più celebre long-playing dei Jefferson Airplane, fu pubblicato nel 1967, 50 anni fa. Il primo era stato Jefferson Airplane takes off e tra il primo e il secondo album vi erano stati due cambiamenti decisivi in seno al gruppo: Grace Slick (voce, piano e flauto), proveniente dai “The Great Society” aveva sostituito Signe Anderson, rimasta incinta e dedicatasi alla famiglia e Jack Casady (basso) che aveva rimpiazzato Bob Harvey ritenuto non adatto al sound che la band intendeva portare avanti.

Le due new-entry affiancarono così la chitarra solista Jorma Kaukonen, i due chitarristi ritmici Paul Kantner e Marty Balin e il batterista Spencer Dryden. Le note dei dodici brani contenute in Surrealistic Pillow contribuirono ad arricchire la “colonna sonora” della cosiddetta “Summer of Love”, ossia l’estate del 1967, fucina della controcultura hippie e pacifista che da lì a poco avrebbe dato luogo al “Sessantotto”, e che ebbe in San Francisco l’epicentro di questo nuovo movimento, che sebbene intriso di droghe allucinogene, libertà sessuale e musica rock-psichedelica al limite con l’underground, si poneva tuttavia come forte impegno politico, no-war, permeato da un’affascinante e nuova creatività espressiva.

Nel 1967, ricordiamolo, fra gli altri, videro la luce anche “Sergent Pepper’s Lonely Heart Club Band” e “Magical Mystery Tour” dei Beatles, “The Piper at the Gates of Down” dei Pink Floyd, gli omonimi “The Doors”, “The Grateful Dead” e “Procol Harum”, “Are you Experienced” della band di Jimi Hendrix e “The Who sell out” degli Who, tutta musica di qualità per le orecchie di hippie, figli dei fiori e giovani pacifisti che diedero vita ad uno dei più grandi raduni della storia, quello del distretto di Haight-Ashbury a San Francisco: la hippie-revolution era cominciata.

Tornando ai Jefferson Airplane, il loro esordio musicale avvenne proprio in un locale di San Francisco, il “Matrix”; Terry Gilliam, regista visionario e fra i più creativi, ambienta alcune sequenze del suo “Paura e Delirio a Las Vegas”, proprio al Matrix, ove si esibiscono per davvero i Jefferson Airplane mentre cantano “Somebody To Love” ed esattamente nella scena in cui Raoul Duke rievoca la prima volta che assunse LSD.

Nel capolavoro di Gilliam, è presente anche un’altra traccia tratta dallo stesso album e per la precisione “White Rabbit”. Le due canzoni, tra loro, hanno in comune il fatto che entrambe sono frutto della creatività di Grace Slick: addirittura “Somebody To Love” era stata composta quando la cantante faceva ancora parte dei “The Great Society”, ma in quanto inedita poté divenire patrimonio dei Jefferson Airplane. Cantato con energica voce della Slick il brano vira più sull’hard-rock, piuttosto che sul folk-psichedelico del resto dell’album. Il testo è scritto in seconda persona e ciascuna delle due strofe verte verso la creazione di scene di alienazione e disperazione con il coro che tende a ripetere il testo della canzone con alcune varianti quali: “…/Non hai bisogno di qualcuno da amare?/ Non ti piacerebbe qualcuno da amare?/…”.

Anche i fratelli Coen hanno pensato a “Somebody To Love” (seconda traccia del lato A di Surrealistic Pillow) come canzone d’apertura di “A Serious Man”, film che ottenne nel 2010 la nomination all’Oscar per il miglior film. Ambientato nel 1967 in Minnesota saccheggia il repertorio del gruppo annoverando nella colonna sonora anche “Today” e “Comin’ Back To Me” del medesimo LP. Il 1967 è anche l’anno del “Monterey Pop” (ove i Jefferson Airplane si esibirono): duecentomila persone accorsero nella cittadina californiana, nei giorni che precedettero l’inizio dell’estate, pagando un solo dollaro per l’ingresso, per applaudire i big del momento, compresi i The Mamas & The Papas, organizzatori dell’evento.