Il teatro di Lyda Borelli in volume

Lyda Borelli (1887 1959) fa certamente parte del pantheon di grandi attrici che, nel primo Novecento, hanno costruito un’immagine ‘moderna’ della donna in scena, superando i chiché ottocenteschi in direzione di una maggiore complessità interpretativa e anche di una più forte consapevolezza del proprio talento (e della propria bellezza). In concomitanza con la mostra «Lyda Borelli primadonna del Novecento», inaugurata al veneziano Palazzo Cini di San Vio il primo settembre e curata da Maria Ida Biggi, direttrice dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Cini, è stato pubblicato un bel catalogo, Il teatro di Lyda Borelli (Fratelli Alinari, Fondazione per la storia della Fotografia), che trascende la stessa materia di cui è costituita l’esposizione, vale a dire una moltitudine di fotografie e preziosi documenti d’archivio. Il volume infatti presenta un racconto diacronico, a firma della stessa Biggi, della vita artistica della diva, dagli esordi ancora bambina alla militanza, adolescente, nella Drammatica Compagnia Italiana diretta da Francesco Pasta, dove si fa notare in ruoli minori, e all’ingresso, appena sedicenne, nella celebre Compagnia Drammatica Italiana di Virgilio Talli, Irma Gramatica e Oreste Calabresi, vere star dell’epoca. I primi anni del XX secolo sono tutti caratterizzati da quest’esperienza (nel 1905 ottiene l’ambita qualifica di «prima attrice giovane»), all’interno della quale incontra anche Eleonora Duse, con la quale lavora a Fernanda di Victorien Sardou. Insieme a Ruggero Ruggeri incarna poi uno dei ruoli chiave della sua carriera, cioè Salomè nell’omonimo dramma di Oscar Wilde, dove, ormai attrice matura, la Borelli amplifica e sottolinea le tinte fosche e angosciose della tormentata figlia di Erodiade. Di qui in poi, si legge nel citato saggio, intitolato Lyda Borelli attrice di teatro, la carriera teatrale della grande attrice si dissemina in mille rivoli, anche sul versante delle scelte drammaturgiche, in veste di capocomico, e la sua risonanza, attraverso numerose tournée diviene internazionale. Inevitabile l’incontro con Gabriele D’Annunzio, di cui mette in scena, con alterne fortune, Il ferro nel 1914, e altrettanto irresistibile il richiamo della macchina da presa, in un articolato percorso cinematografico che prende avvio nel 1913 con una pellicola immortale come Ma l’amor mio non muore! di Mario Camerini. La parabola di questa grande attrice, insomma, con buona pace delle remore moralistiche di Antonio Gramsci, prosegue ininterrotta e costellata di successi e ammirazione, fino alla decisione – a soli trentun anni – di abbandonare le scene per dedicarsi ai figli e alla famiglia.

La stessa curatrice, in chiusura del suo testo, riassumendo quanto detto nelle pagine precedenti, scrive: «Il mito della grande attrice teatrale e cinematografica Lyda Borelli è ancora vivo oggi e continua a mantenere il fascino della donna divenuta consapevole testimone della propria arte e non prigioniera di un’epoca, anche se, indubbiamente, ha incontrato durante la sua brillante carriera ed è stata influenzata dalle espressioni del Decadentismo e del Liberty negli anni del loro maggiore splendore e ne è stata coinvolta. Alla luce di innumerevoli punti di vista e di molte considerazioni di più alto respiro, la figura artistica della Borelli risulta essere di grande interesse per la capacità che può avere di provocare dibattiti e confronti tra i diversi modi di intendere il fenomeno dello spettacolo e tutto quanto si lega al mondo effimero delle apparenze che forse così leggero non è, nel momento in cui arriva a influenzare la mentalità del pubblico e della società stessa che in esso si identifica».

Il catalogo, oltre al saggio iniziale, presenta altri due scritti che permettono di inquadrare la Borelli inserendola all’interno del suo tempo. Il primo, di Marianna Zannoni, riprende il titolo della mostra (Lyda Borelli primadonna del Novecento), il secondo, a firma di Maria Dolores Cassano, analizza Lyda borelli e la cultura letteraria.

Oltre all’ampia galleria fotografica, in cui la Borelli emerge nel suo fascino e nella sua bellezza, il libro propone un fondamentale apparato in cui sono indicate le diverse compagnie in cui l’attrice ha militato, il ponderoso repertorio cronologico degli spettacoli e la filmografia.