“A Tehran le lumache fanno rumore” di Zahra ‘Abdi

“Il gemito della lumaca è il suono più triste che abbia mai sentito, è un lamento vischioso che ti scivola piano piano nell’anima”. A parlare è Shirin, sorella di Khosrou, ragazzo disperso circa vent’anni fa nella guerra contro Saddam Hussein. Quando Khosrou è stato fatto prigioniero, così almeno è stato riferito a loro, Shirin era una bambina e da sola ha dovuto imparare ad affrontare il lutto. Più o meno c’è riuscita, soprattutto grazie a tantissimi film, comprati spesso illegalmente sulla bancarelle di Tehran, per vederli non censurati, come La stanza del figlio.
I film nazionali, quelli hollywoodiani e europei le hanno permesso di conoscere il mondo e crearsene uno interno dentro di lei, con la voce di un fanciullino.

Un mondo contro cui sui madre ha chiuso tutte le porte dopo il martirio in guerra del suo adorato figlio, che continua a venerare nella sua vecchia stanza, divenuta un santuario della memoria.

E dopo tanti anni a piangere la scomparsa Khosrou, l’attesa infinita di uno scomparso in guerra, c’ è Afsun, invecchiata nell’amore per l’uomo della sua vita. Sono passati giorni, mesi e anni, ma Afsun, ora nota psicologa, non è riuscita a dimenticare il suo vicino di casa, con cui scambiava lettere appassionate. Il loro era un amore contrastato dalla madre del ragazzo.

A Tehran le lumache fanno rumore è il romanzo d’esordio di Zahara ‘Abdi. Una storia raccontata a due voci, quella di Shirin e quella di Afsun.
Parole, pensieri e dialoghi, spesso con sé stessi, si sviluppano verso un’elaborazione lenta e  poetica, disperata e tenera del lutto lacerante, che a distanza di ventidue anni non riesce a rimarginarsi.
L’autrice scrive con profondità, immergendo il lettore nella Tehran contemporanea e nella vita di tre donne che affrontano il loro destino senza soccombergli.

 

 

 

Zahra ‘Abdi, A Tehran le lumache fanno rumore, Francesco Brioschi Editore, 2017, pp 221, €16