Una Tempesta dal Paradiso: Arte Contemporanea del Medio Oriente e Nord Africa

11 Aprile – 17 Giugno 2018 alla Galleria d’Arte Moderna di Milano

Una Tempesta dal Paradiso espone sedici lavori di tredici artisti nelle sale al pianterreno della GAM. Il titolo della mostra è ispirato all’opera di Rokni Haerizadeh che, a sua volta, cita un saggio del filosofo tedesco Walter Benjamin. Ma una Tempesta Spira dal Paradiso (But a Storm Is Blowing from Paradise, 2010) di Rokni Haerizadeh consiste in una serie di opere su carta basate su immagini acquisite da mezzi di informazione di massa. Sovrapponendo alle fotografie di gruppi di persone strati di gesso, inchiostro e acquerello, l’artista trasforma i suoi soggetti in creature ibride, a metà tra esseri umani e animali, offrendoci una panoramica grottesca sulla decadenza della realtà contemporanea, come enfatizzata dai mass media.

Tra le altre opere che implicitamente mettono in discussione le consuete rappresentazioni del Medio Oriente e del Nord Africa, viene esposta anche Immagini Latenti, Diario di un Fotografo, 177 Giorni di Performance (Latent Images, Diary of a Photographer, 177 Days of Performances, 2015) di Joana Hadjithomas e Khalil Joreige, un’installazione di 354 libri esposti su 177 mensole di metallo, contenenti le descrizioni di ipotetiche foto scattate durante la guerra civile libanese da un fotografo immaginario, Abdallah Farah, a dimostrazione del sottile confine tra mito e realtà.

Tra i lavori che affrontano la tematica urgente della migrazione dei popoli e delle idee troviamo Crea la Tua Storia con il Materiale Fornito (Create Your Own Story with the Given Material) di Gülsün Karamustafa (1977) che consiste in una composizione di trenta magliette bianche, taglia ragazzo, che l’artista ha chiuso ricucendole con del filo nero. L’opera vuole essere una riflessione sul dramma dei bambini che emigrano in Turchia, per i quali il passaggio sicuro nel paese e la successiva libertà di movimento rimangono una questione aperta.

Storie immaginarie e storia vera si intersecano in un video di Lida Abdul intitolato In Transito (In Transit, 2008). In questo lavoro, un gruppo di bambini nelle vicinanze di Kabul gioca all’interno della carcassa di un aereo da guerra sovietico abbattuto, tentando senza successo ma con infinito ottimismo di ripararlo con del cotone e delle corde. Il gruppo di ragazzi diventa un’allegoria dell’impossibilità percepita di ricostruire l’Afghanistan, ma anche dell’idea di Abdul per cui ”qualunque cosa è possibile quando tutto è perduto”.

Uno sguardo ibrido sul passato e sul presente caratterizza Disarmo 1-10 (Disarm 1-10) di Ahmed Mater (2013), dieci light box con fotografie che mettono in evidenza un paesaggio urbano soggetto a rapidi cambiamenti strutturali e sociali. Gli scatti sono stati realizzati dall’artista dalla cabina di pilotaggio di un elicottero militare saudita alla ricerca di pellegrini non autorizzati diretti alla Mecca. In Studi sul Patrimonio #10 (Heritage Studies #10, 2015) di Iman Issa, il modello in rame di una colonna con una didascalia che recita ”Colonna del Gran Colonnato della capitale di nuova fondazione Samarra” reinterpreta un oggetto storico in un contesto più intimo.

 

L’architettura sembra essere un elemento chiave nell’elaborazione del modernismo nella regione e risulta prevalente in diverse opere, fra cui Senza Titolo-Ghardaïa, (Untitled-Ghardaïa, 2009) di Kader Attia. L’opera consiste in un modello in scala fatto di couscous della città di Ghardaïa, in Algeria, dichiarata patrimonio mondiale dell’UNESCO, i cui edifici tradizionali hanno influenzato il modernista Le Corbusier; anche Costruzione (Building, 2009) di Susan Hefuna, attraverso i suoi nove disegni, allude sia a diagrammi cartografici sia a schizzi di elementi architettonici come la mashrabiyya, una tradizionale finestra a graticcio; Corrimano di Banca (Bank Bannister Banque Bannister, 2010) di Hassan Khan, è una riproduzione scultorea del corrimano esterno della Banca Misr, la prima banca statale in Egitto. Studio per un Monumento (Study for a Monument, 2013-16) di Abbas Akhavan, una serie di calchi in bronzo di piante native del sistema fluviale del Tigri e dell’Eufrate esposte su lenzuola bianche stese sul pavimento, propone invece idee alternative riguardanti la cultura e la diffusione dei monumenti pubblici. Nella serie Paesaggi Tremanti (Trembling LandscapesPaysages Tremblants 2014-16), Ali Cherri presenta alcune mappe aeree stampate di Algeri, Damasco, Erbil, la Mecca e Teheran, che evidenziano linee di faglia responsabili di terremoti disastrosi e le accosta ad esempi di turbolenze politiche e di sviluppi architettonici. Ergin Çavuşoğlu nella sua installazione site specific Allevamento di Polvere (Dust Breeding, 2011) invita i visitatori a camminare su un disegno anamorfico posto a terra. L’opera è infatti basata sul modello di un cementificio che si trova in Turchia. I movimenti dei visitatori vengono ripresi e trasmessi su un monitor che si trova accanto, nel quale essi sembrano essere parte di una scultura tridimensionale.

 

Artisti presenti in mostra

 

  • Lida Abdul (n. 1973, a Kabul; vive e lavora a Los Angeles e a Kabul)
  • Abbas Akhavan (n. 1977, a Teheran; vive e lavora a Toronto)
  • Kader Attia (n. 1970, a Dugny, Francia; vive e lavora a Berlino)
  • Ergin Çavuşoğlu (n. 1968, a Targovishte, Bulgaria; vive e lavora a Londra)
  • Ali Cherri (n. 1976, a Beirut; vive e lavora a Beirut e a Parigi)
  • Joana Hadjithomas e Khalil Joreige (entrambi n. 1969, a Beirut; vivono e lavorano a Beirut e a Parigi)
  • Rokni Haerizadeh (n. 1978, a Teheran; vive e lavora a Dubai)
  • Susan Hefuna (n. 1962, a Berlino; vive e lavora a Düsseldorf)
  • Iman Issa (n. 1979, al Cairo; vive e lavora a New York)
  • Gülsün Karamustafa (n. 1946, a Ankara; vive e lavora a Istanbul)
  • Hassan Khan (n. 1975, a Londra; vive e lavora al Cairo)
  • Ahmed Mater (n. 1979, a Tabuk, Arabia Saudita; vive e lavora a Gedda, Arabia Saudita)