La “nostra” Ferrero di Alba ha recentemente basato una gran parte della sua pubblicità sulla quasi totale tracciabilità dell’olio di palma contenuto nei suoi prodotti e sul come sia lavorato in modo serio e coscienzioso. Invece queste poche righe sono dedicate ai luoghi nei quali le palme vengono coltivate: “Ferrero sta lavorando in sinergia con i propri fornitori per approcciare una nuova strada che permetta di evitare la deforestazione, l’estinzione di specie, l’elevata emissione di gas serra o la violazione dei diritti umani”. Dunque “Ferrero sta lavorando”, noi siamo in pace con la coscienza e non ci poniamo domande.

Uno che invece di domande se ne pone tante è il regista austriaco Werner Boote, o meglio, le domande le pone a lui Kathrin Hartmann, giornalista tedesca specializzata e molto agguerrita in questioni di ambiente e ecologia.

Le rassicuranti indicazioni che le industrie alimentari scrivono sulle confezioni in vendita nei supermercati non basta: i due prendono un aereo e compiono un giro del mondo per vierficare, luogo per luogo, che cosa succeda davvero nei Paesi produttori. Iniziano dall’Indonesia e quello che scoprono, guidati dall’attivista locale Feri Irawan, è sconcertante: i latifondisti locali per far posto alle le piantagioni di palma incendiano sistematicamente immense aree di foresta pluviale, con la contestuale distruzione di immensi ecosistemi e danni per la salute delle popolazioni. La materia prima proviene dunque da coltivazioni per nulla sostenibili: ma la catena della tracciabilità riesce ad arrivare a ritroso fino a luoghi così lontani?

Eppure anche vicino a noi ci sono analoghe storture. Restando praticamente quasi a casa, nella tedesca Westfalia, la telecamera di Boote riprende  immensi territori devastati per poter estrarre il carbone necessario alla produzione di energia per alimentare le auto elettriche; l’assioma è dunque: al minore inquinamento nelle città corrisponde un equivalente inquinamento altrove.

Queste e numerose altre sono le ingiurie all’ambiente documentate da Boote e dalla Hartmann nel loro viaggio intorno al mondo per incontrare un gran numero di attivisti e ecologisti (alcuni anche assai noti come Raj Patel e Noam Chomsky), e per smascherare molte di quelle “menzogne verdi” che ci vengono raccontate per farci credere che tutto vada bene.

Chissà se la Ferrero sa esattamente da quali coltivazioni arriva la sua materia prima? Noi speriamo che la grande industria italiana di Alba sia sincera, ma intanto Werner e Kathrin ci avvisano che se la materia prima fosse davvero “ecologica e sostenibile” certi deliziosi bon bon all’olio di palma doverebbero costare almeno 4 o 5 volte di più. Allora la vera domanda, ancora senza riposta, è: noi consumatori europei saremmo disposti a pagare il prezzo della salvezza di ecosistemi tanto lontani da noi?

Il documentario è stato presentato in Italia in occasione del 21° Festival Cinemambiente (Environmental Film Festival) di Torino e ha ottenuto la menzione speciale  “Ambiente e Società”.