“The Night of Baku” di Mami Hashimoto

Quando i (brutti) sogni diventano realtà

SFF 2017

The Night of Baku, terzo film della regista Mami Hashimoto, è un’opera caratterizzata da uno spiccato eclettismo e umorismo che con la sua originalità si impone all’interno del programma speciale dedicato alla Waseda.

Un inventore fallito perseguitato dagli incubi trova accanto al suo futon una ragazza con le sembianze della sua idol preferita: costei però è un baku, demone del folclore cinese che si ciba di brutti sogni, intrappolato nel nostro mondo. Col tempo il protagonista instaura con lei un particolare legame che lo porterà a rilanciare la sua carriera. Ma il confine tra sogno e realtà è sempre labile.

La regista, Mami Hashimoto

Il principale pregio del cortometraggio consiste nella riuscita trasformazione di uno spunto orrorifico classico – il fantasma femminile persecutore con la lunga veste bianca – in spunto comico. La transizione da un registro all’altro è segnalata anche a livello tecnico, con il passaggio da sequenze lisergiche a filtro colorato – gli incubi di argomento omicida del protagonista – tipicamente horror ad altre con campi più larghi che annullano il precedente senso di claustrofobia, nel segno della commedia.

La Hashimoto dimostra di avere una perfetta conoscenza delle codificazioni di genere e gioca con la tradizione del J-Horror senza abbandonare il gusto per il surreale, che irromperà anche nei momenti più distesi. Impeccabile se si guarda alla fotografia e alle gag, il corto rivela le sue debolezze man mano che ci si avvicina all’esito della vicenda, a causa di un accumulo di elementi che finisce per confondere e sprofondare il tutto in un nulla di fatto narrativo.

Nonostante il tono apparentemente ludico, la morale – se così si può chiamare – c’è, e non è esattamente incoraggiante: nella nostra società si fanno così tanti incubi che i baku rischiano di fare indigestione.