Faccenda sporca la guerra, colpisce innocenti e colpevoli, lascia ferite lunghe da rimarginarsi.
Vesna non è giovane, non è nemmeno bella, è decisamente sovrappeso: ma ha il fascino della donna vigorosa, generosa, indipendente. Ha un lavoro come assistente domiciliare degli anziani, faticoso e difficile, ma lei lo svolge con dedizione rara e sa farsi apprezzare e benvolere.

Da venticinque vive a Zagabria, esule dalla guerra che aveva spaccato il suo Paese, la Serbia, diventata ora uno Stato estero. Nella sua vita di encomiabile normalità aleggia però il fantasma di un marito condannato per crimini di guerra. I due figli, maschio e femmina, li ha allevati da sola e anche se ormai sono adulti preferiscono non avere nessun contatto con il padre, che praticamente non hanno mai conosciuto, se non per la sua orribile fama. La figlia, ormai laureata in legge a pieni voti, non trova lavoro a causa del cognome di quel padre troppo ingombrante e il figlio, benché padre e marito, cova un continuo risentimento che influisce negativamente sul suo comportamento.
Improvvisamente un uomo si fa vivo al telefono presentandosi come il marito rientrato dall’Aja e, insistendo con le chiamate, riesce a spezzare l’iniziale ostilità di Vesna e il suo rifiuto a riprendere un dialogo con lui.

Nella donna a poco a poco odio e rancore lasciano posto a ricordi, affetto, amore e persino compassione per l’uomo dall’altra parte del filo, che lo spettatore può vedere ma non lei, che nemmeno sa se lui sia davvero tornato a Belgrado.
Un non vedersi furtivo che desta inquietudine e ansia, come la regia ottimamente ci suggerisce: le scene sono riprese come di nascosto, come attimi colti da una spia: mai immagini dirette ma sempre filtrate attraverso una tenda, oppure un vetro o una siepe, o ancora riquadrate dallo stipite di una porta o di una finestra.
Il misterioso rapporto telefonico si svelerà solo nel colpo di scena finale con una amara verità, tanto più crudele perché simile a una vendetta, lungamente attesa e sistematicamente consumata.

Il cinquantanovenne regista croato, già vincitore di numerosi riconoscimenti, ha presentato questa pellicola nella sezione Panorama del Festival del cinema di Berlino nel 2016 e gli è valsa una Menzione Speciale dalla Giuria del Cinema Europeo. Il film, il settimo da lui realizzato ma il primo distribuito anche i Italia, ha rappresentato la Croazia agli Oscar 2017, senza tuttavia ricevere riconoscimenti.